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Cassazione Penale, Ordinanza n. 41277/2025 del 23/12/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorso è proposto avverso la sentenza di appello che aveva confermato la responsabilità dell'imputato per fatti qualificati come sostituzione di persona e tentata truffa. I primi due motivi deducevano violazione di legge e vizio di motivazione in ordine all'affermazione di responsabilità, ma la Corte di cassazione li ha ritenuti meramente riproduttivi di censure di merito già avanzate in appello e già disattese con motivazione puntuale dalla Corte territoriale, la quale aveva ricostruito il contributo causale dell'imputato sulla base di risultanze probatorie non contestate. Il terzo motivo contestava il trattamento sanzionatorio: si lamentava, in sostanza, la dosimetria della pena e il diniego della sospensione condizionale; la Corte ha rilevato che le attenuanti generiche erano già state concesse in primo grado e correttamente bilanciate in equivalenza con la recidiva reiterata e specifica contestata. Ha inoltre ritenuto congrua la pena in relazione alla gravità del fatto ex art. 133 c.p. e corretta la prognosi negativa sul beneficio sospensivo, anche considerando che l'imputato aveva realizzato un tentativo di truffa mediante un assegno trasferibile falsificato ed era in possesso di altri carnet di titoli di credito falsi.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende. La decisione si fonda sulla natura reiterativa e meramente fattuale dei primi due motivi, già confutati in appello, e sulla manifesta infondatezza del motivo relativo alla pena, poiché la Corte territoriale aveva correttamente applicato i criteri di commisurazione della pena, il bilanciamento tra attenuanti generiche e recidiva e il giudizio negativo sulla sospensione condizionale.

Norme richiamate

  • art. 133 c.p.

    Richiamato come parametro corretto per la valutazione della gravità del fatto ai fini della determinazione della pena.

  • art. 62-bis c.p.

    Le attenuanti generiche risultavano già riconosciute dal primo giudice e correttamente considerate nel bilanciamento con la recidiva.

  • art. 99 c.p.

    La recidiva contestata era reiterata e specifica ed è stata posta in equivalenza con le attenuanti generiche.

  • art. 163 c.p.

    La sospensione condizionale della pena è stata esclusa sulla base di una prognosi negativa, valorizzando gravità del fatto e recidiva.

Massime di principio

  • In sede di legittimità non sono ammissibili censure che si risolvano nella mera riproposizione di doglianze di merito già esaminate e disattese con motivazione congrua dal giudice di appello.
  • La critica al giudizio di responsabilità deve confrontarsi specificamente con la motivazione della sentenza impugnata e non può limitarsi a contestazioni generiche o fattuali prive di autonoma decisività.
  • In tema di dosimetria della pena, il giudice di merito può legittimamente valorizzare la gravità concreta del fatto ai sensi dell'art. 133 c.p. e la sua valutazione è sindacabile in cassazione solo se manca o è manifestamente illogica.
  • Le attenuanti generiche, se già riconosciute, possono essere correttamente bilanciate in equivalenza con una recidiva reiterata e specifica, senza che ciò integri di per sé violazione di legge.
  • Il diniego della sospensione condizionale è legittimo quando la prognosi sulla futura astensione dal reato sia negativamente argomentata sulla base della personalità dell'imputato, della recidiva e delle concrete modalità del fatto.

Come è indicizzato

MaterieCircostanze del reatoPena e commisurazioneMinacceTruffa
RamiParte generaleDelitti contro la personaDelitti contro il patrimonio
SottomaterieTruffa online
IstitutiRecidiva

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