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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 11651/2023 del 20/03/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

I ricorrenti impugnavano l'ordinanza del 19/04/2022 con cui il Tribunale di Campobasso rigettava il riesame del decreto di sequestro preventivo dell'area del "Camping La Pineta" e dei beni ivi presenti. Le doglianze principali erano: mancanza di motivazione in ordine al fumus boni iuris (il decreto non indicava il reato specifico, rendendo impossibile il nesso tra bene e reato), impossibilità di determinare l'effettiva linea di demarcazione demaniale (the SID mostrava che la demarcazione non interessava l'area, salvo una piccola parte, e l'Agenzia del Demanio non aveva definito la linea ex art. 6 comma 2‑bis L. n.140/2004), e carenza di motivazione sul requisito del periculum in mora/attualità e proporzionalità della misura (non era spiegato come la libera disponibilità del bene potesse comportare un apprezzabile aggravamento del carico urbanistico o agevolare altri reati, specie in relazione all'antichità delle opere e alle richieste di sanatoria presentate)

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato. Ha rilevato l'apoditticità della motivazione del Tribunale di Campobasso sul fumus (assenza di indicazione precisa della porzione di area occupata e del reato contestato, citando art. 633 c.p. senza argomentare) e l'insufficiente valutazione del periculum, richiamando precedenti secondo cui il sequestro preventivo di opere ultimate è ammissibile solo se il giudice motiva concretamente le ulteriori conseguenze antigiuridiche derivanti dall'uso della cosa. Dato che l'ordinanza non spiegava perché la libera disponibilità del bene, presente dal 1966 e oggetto di richieste di sanatoria, determinasse un aggravamento attuale del carico urbanistico, la Corte ha annullato l'ordinanza impugnata e ha rinviato il giudizio al Tribunale di Campobasso per un nuovo esame sui punti indicati

Norme richiamate

  • art. 633 cod. pen.

    La norma è stata richiamata come riferimento al reato di invasione/occupazione, ma la Corte ha rilevato che il Tribunale non ha motivato in che modo il fatto contestato rientrasse in tale fattispecie né il collegamento specifico tra reato e bene oggetto del sequestro

  • art. 6, comma 2‑bis, legge n.140/2004

    Richiamata in relazione alla necessità di definizione della linea di demarcazione demaniale da parte dell'Agenzia del Demanio; la Corte dà rilievo al fatto che l'assenza di una definizione certa può incidere sulla fondatezza della contestazione di demanialità/occupazione

  • Sentenza Sez. 3 n. 52051 del 20/10/2016 (Rv. 268812‑01)

    Precisa che il sequestro preventivo di opere ultimate è ammissibile purché il giudice motivi concretamente le ulteriori conseguenze antigiuridiche derivanti dall'uso dell'opera che la misura intende inibire; richiamata per sottolineare l'obbligo motivazionale

  • Sentenza Sez. 2 n. 17170 del 23/04/2010 (Rv. 246854‑01)

    Stabilisce che il sequestro di immobili costruiti abusivamente richiede motivazione sul nesso tra uso dell'immobile e aggravamento del carico urbanistico/assetto territoriale; richiamata per affermare l'onere di valutazione concreta dell'incidenza dell'abitazione sui parametri urbanistici

Massime di principio

  • Il sequestro preventivo di opere già ultimate è ammissibile, ma il giudice deve motivare specificamente in che modo la libera disponibilità del bene produce ulteriori conseguenze antigiuridiche rispetto al reato già consumato (aggravamento del carico urbanistico, pericolo di reiterazione, ecc.).
  • La motivazione deve indicare chiaramente il reato contestato e il nesso di strumentalità tra il bene sequestrato e l'accertamento del reato; l'indicazione generica o la mancata identificazione della porzione di bene interessata rende la misura insufficiente.
  • In ipotesi di demanialità marittima, la fondatezza dell'occupazione dipende anche dalla definizione della linea di demarcazione: l'assenza di una rilevazione ufficiale o di certezza nella consultazione del SID può indebolire la giustificazione del sequestro.
  • Deve essere valutata l'attualità e la proporzionalità del periculum in mora: opere di lunga data e oggetto di richieste di sanatoria richiedono spiegazioni aggiuntive sul perché la misura cautelare sia necessaria e non sproporzionata rispetto all'offesa già consumata.
  • Gli obblighi motivazionali richiedono che il giudice non si limiti a enunciare il principio normativo, ma compia una valutazione concreta e specifica degli elementi di fatto che giustificano la misura cautelare.

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