Cassazione Penale, Sentenza n. 13364/2025 del 07/04/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
La ricorrente impugnava la sentenza della Corte d'appello di Torino che aveva confermato la condanna per resistenza a pubblico ufficiale (art. 337 c.p.) e lesioni personali (art. 582 c.p., aggravato ai sensi dell'art. 61 n.2 c.p.). I principali motivi: (1) violazione di legge e vizio di motivazione per non avere riconosciuto la speciale scriminante di cui all'art. 393-bis c.p. (reazione ad atto arbitrario del pubblico ufficiale), dato che l'atto dei militari era ritenuto illegittimo; (2) violazione dell'art. 529 c.p.p.: a seguito dell'assorbimento della circostanza aggravante ex art. 576 n.5-bis il reato di lesioni sarebbe divenuto procedibile a querela e quindi improcedibile per mancata querela; (3) violazione degli artt. 521 e 522 c.p.p. per mancata e/o imprecisa contestazione della circostanza aggravante del nesso teleologico (art. 61 n.2 c.p.), e per averla attribuita solo al reato di resistenza e non anche a quello di lesioni; (4) vizio per omissione nella valutazione di bilanciamento tra la nuova aggravante e la recidiva qualificata rispetto alle attenuanti generiche.
La decisione
La Corte di legittimità ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto infondati i primi tre motivi e manifestamente infondato il quarto. Sulla scriminante ex art. 393-bis c.p. ha confermato che, pur nell'esistenza di un atto obiettivamente illegittimo adottato dai militari, la reazione della Bosco è stata macroscopicamente sproporzionata (danneggiamento di suppellettili, rottura di monitor, schiaffo e graffio con lesione di 5 giorni), escludendo quindi la causa di non punibilità. Quanto alla contestazione dell'aggravante ex art. 61 n.2 c.p., la Corte ha ritenuto che la formulazione del capo di imputazione (rimando del capo b) alle condotte del capo a)) fosse sufficientemente chiara in fatto per far emergere il nesso teleologico anche in relazione alle lesioni: pertanto il reato è procedibile d'ufficio. La condanna di merito è stata quindi confermata e la ricorrente condannata alle spese processuali.
Norme richiamate
La Corte interpreta la scriminante in chiave oggettivistica: è sufficiente l'esistenza di un atto obiettivamente illegittimo del pubblico ufficiale per far sorgere la causa di non punibilità, ma l'applicazione è esclusa se la reazione del privato è macroscopicamente sproporzionata rispetto all'atto illegittimo.
Reato di resistenza a pubblico ufficiale contestato come fatto base cui si è collegata la violenza che ha cagionato le lesioni; la valutazione tiene conto della finalità della condotta.
Lesioni personali ritenute integrate; la Corte conferma che l'aggravante del nesso teleologico (art. 61 n.2) può riferirsi anche al reato di lesioni quando la violenza sia funzionale a ostacolare l'azione del pubblico ufficiale.
Nesso teleologico: la Corte ammette che, se la violenza è finalizzata a resistere o impedire l'atto del pubblico ufficiale, l'aggravante si applica anche per i reati connessi (es. lesioni), e può risultare sufficientemente delineata anche attraverso un rinvio fattuale tra capi di imputazione.
art. 576 comma 1 n.5-bis cod. pen.
La circostanza contestata è stata assorbita nella più ampia ricostruzione dell'aggravante ex art. 61 n.2; l'assorbimento non ha reso il reato di lesioni procedibile a querela perché il nesso teleologico risulta acquisito.
art. 521 e 522 cod. proc. pen.
Regole sulla precisione della imputazione: la Corte richiama che la contestazione delle circostanze aggravanti deve essere chiara e precisa, ma ammette la 'contestazione in fatto' quando gli elementi materiali della circostanza sono autoevidenti e adeguatamente descritti.
Contestazione e modifiche della procedibilità: la Corte valuta che, nonostante assorbimenti formali, la lettura sinergica dei capi d'imputazione garantiva alla difesa conoscenza sufficiente della fattispecie aggravante, mantenendo la procedibilità d'ufficio.
Richiamato in relazione alle formalità di escussione come persona indagata (diritto al silenzio e alla difesa): la Corte osserva l'irregolarità procedurale, ma ritiene comunque irrilevante ai fini della scriminante dato l'eccesso sproporzionato della reazione.
Circostanze attenuanti generiche: la Corte afferma che il riconoscimento della recidiva qualificata impedisce il giudizio di prevalenza delle attenuanti generiche invocate dalla ricorrente.
Recidiva qualificata: riconosciuta in senso da precludere la prevalenza delle attenuanti generiche; utilizzata nella determinazione della pena.
art. 6 par. 3 lett. a CEDU
Principio di diritto alla difesa: la Corte lo richiama per sottolineare l'esigenza di chiarezza dell'imputazione, bilanciata però con la possibilità di sufficienza della descrizione fattuale dell'aggravante quando autoevidente.
D.Lgs. 14/09/1944 n. 288 (art. 4 - richiamo storico)
Richiamato come riferimento storico-normativo alla disciplina della scriminante; non altera l'interpretazione costituzionalmente orientata adottata dalla Corte.
Massime di principio
- La speciale scriminante per reazione ad atto arbitrario del pubblico ufficiale (art. 393-bis c.p.) può essere riconosciuta anche quando l'atto sia oggettivamente illegittimo senza che sia provata la malafede soggettiva dell'agente, ma solo se la reazione del privato è proporzionata rispetto all'atto illegittimo.
- La 'proporzione' è elemento cruciale: una reazione violenta che assume connotati macroscopicamente sproporzionati esclude la scriminante anche davanti a un atto ufficiale illegittimo.
- La contestazione di circostanze aggravanti può essere ritenuta sufficiente anche tramite una contestazione in fatto (descrizione dettagliata dei comportamenti materiali), purché l'imputato sia messo in condizione di comprendere e difendersi; non sempre è necessaria l'enunciazione testuale della norma di aggravamento.
- Il nesso teleologico (art. 61 n.2 c.p.) può estendersi ai reati connessi (es. lesioni) quando la violenza è funzionalmente diretta a impedire l'azione del pubblico ufficiale; in tali casi il reato può rimanere procedibile d'ufficio.
- I vizi procedurali relativi alla formale qualificazione come persona indagata o ad altre omissioni non sono automaticamente idonei a far prevalere la scriminante se il fatto materiale della reazione è inequivocabilmente sproporzionato.
- In fase di valutazione degli elementi di reato e delle circostanze, il giudice deve bilanciare il diritto di difesa con la sufficiente precisione dell'imputazione; quando le circostanze aggravanti si basano su fatti materiali chiari, la descrizione fattuale può reggere la contestazione.
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