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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 39178/2025 del 04/12/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnano la sentenza della Corte d'appello di Bari che, in giudizio abbreviato, ha confermato le loro responsabilità per reati di furto, ricettazione ed estorsione (modalità c.d. "cavallo di ritorno"). Russo deducevava vizio di motivazione per le condanne relative ai capi 10 e 11 (furto ed estorsione tentata), lamentando che la Corte non avrebbe considerato le censure di appello, e contesta la prova basata su intercettazioni rispetto alle imputazioni dei capi 2 e 3. Amorico censura il rifiuto di acquisire la sentenza del Tribunale di Foggia (procedimento parallelo, con rito ordinario) che aveva assolto alcuni coimputati dal capo 2), chiedeva la rinnovazione dell'istruzione dibattimentale e invocava la necessità di valutare l'assoluzione dei correi (art. 238-bis c.p.p. e possibile contrasto di giudicati) ai fini dell'innocenza o della determinazione della pena.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili per motivi generici o manifestamente infondati. Per Russo: il motivo relativo all'omessa considerazione delle censure è stato ritenuto generico; la sentenza di merito aveva invece motivato che per il capo 10 era intervenuta remissione di querela con estinzione del reato e che per il capo 11 intercettazioni, dati GPS e dichiarazioni della vittima erano convergenti nel ritenere la partecipazione all'illecito e alla richiesta di denaro. Per Amorico: la sentenza del Tribunale di Foggia non era divenuta irrevocabile (motivazione non depositata) al momento della decisione d'appello, pertanto non poteva essere utilizzata come prova per sovvertire la ricostruzione dei fatti; la Corte ha richiamato principio di diritto (Sez. U., n. 33748/2005) che limita l'utilizzabilità di sentenze non irrevocabili ai soli aspetti processuali e non alla prova dei fatti. Conseguentemente i ricorsi sono stati dichiarati inammissibili e i ricorrenti condannati alle spese processuali e al pagamento di euro 3.000 alla Cassa delle Ammende.

Norme richiamate

  • art. 238-bis cod. proc. pen.

    La norma e la giurisprudenza interpretativa sono richiamate per il principio secondo cui sentenze pronunciate in altri procedimenti e non ancora irrevocabili, se acquisite al fascicolo, possono essere utilizzate solo per attestare l'esistenza della decisione e le vicende processuali ma non come prova della ricostruzione dei fatti giudicati in quei procedimenti.

  • Sez. U., n. 33748 del 12/07/2005 (Mannino)

    Giurisprudenza richiamata per ribadire che decisioni non definitive acquisite nei fascicoli possono servire al massimo per elementi processuali (esistenza della sentenza, remissions, vicende processuali) e non per assorbire o modificare la valutazione probatoria relativa ai fatti.

  • Principio relativo alla remissione della querela

    La remissione della querela comporta, per i reati perseguibili a querela, l'estinzione del procedimento rispetto a quel reato; quando la remissione è intervenuta e non contestata da specifiche deduzioni difensive, viene meno l'interesse del ricorrente a coltivare censure relative a quel capo.

Massime di principio

  • I motivi di ricorso in Cassazione devono essere specifici e confrontarsi con i passaggi motivazionali della sentenza impugnata: censure generiche sono normalmente dichiarate inammissibili.
  • Le intercettazioni, dati tecnici (es. GPS) e dichiarazioni della vittima possono costituire un quadro probatorio integrato sufficiente a confermare responsabilità per furto/estorsione, se la Corte ne dà adeguata e coerente motivazione.
  • Sentenze pronunciate in processi paralleli ma non divenute irrevocabili non possono essere utilizzate per ribaltare la valutazione delle prove: possono essere impiegate solo per dimostrare l'esistenza del provvedimento e relative vicende processuali, non per provare i fatti.
  • La remissione della querela, se intervenuta e non contestata con specifiche deduzioni, estingue il reato perseguibile a querela e può precludere l'interesse a prospettare censure su quel capo in sede di impugnazione.
  • Se si intende utilizzare una sentenza altrui per ottenere effetti favorevoli, è necessario o che essa sia irrevocabile (con deposito delle motivazioni) o richiedere al giudice il rinvio e l'acquisizione formale in udienza, con puntuali deduzioni sul suo impatto probatorio.

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