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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 37226/2022 del 03/10/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

VORA Armaldo aveva impugnato l'ordinanza che aveva rigettato la richiesta di sostituzione della misura cautelare in carcere con una misura meno afflittiva (detenzione domiciliare o altra misura) a seguito del trasporto, in concorso con VORA Andi, di oltre due chilogrammi di cocaina. La difesa ha sostenuto che erano intervenuti fatti nuovi e che la collaborazione e le ammissioni del ricorrente dimostravano il ridimensionamento delle esigenze cautelari e la recisione dei legami con il mondo criminale, nonché che il braccialetto elettronico sarebbe stato idoneo a prevenire la reiterazione.

La decisione

La Suprema Corte ha rigettato il ricorso come infondato. Ha ritenuto che il Tribunale del riesame non fosse tenuto a riesaminare integralmente la sussistenza delle condizioni legittimanti la custodia, ma solo a verificare la correttezza giuridica e la motivazione dell'ordinanza impugnata in relazione a fatti nuovi effettivamente idonei a modificare il quadro probatorio. Non sono stati riconosciuti fatti nuovi capaci di escludere il pericolo di reiterazione: la condanna a cinque anni e la gravità della condotta (oltre 2 kg di cocaina, inserimento in circuiti internazionali) e i profili personali del prevenuto giustificano la persistenza del pericolo di recidiva. Il Tribunale aveva inoltre adeguatamente motivato perché né la detenzione domiciliare né il braccialetto elettronico sarebbero stati sufficienti a evitare il rischio di ripresa dei contatti con l'organizzazione. Il ricorrente è condannato alle spese processuali.

Norme richiamate

  • art.94, comma 1-ter, disp. att. c.p.p.

    norma procedurale richiamata nei provvedimenti consequenziali di cancelleria; non è il fulcro della motivazione ma indicata per adempimenti formali

  • Principio giurisprudenziale sull'effetto devolutivo e sulla limitazione dell'atto di impugnazione cautelare (giurisprudenza di legittimità)

    sez.2, n.18130 del 13/04/2016, Antignano; sez.6, n.45826 del 27/10/2021, D'Ippolito Veronica; sez.6, n.1084 del 12/11/2015, Masella; sez.3, n.44634 del 24/04/2015, Querulo; sez.3, 24/04/2018, Ruggerini; sez.5, 29/11/2018, Avolio

    in sede di appello cautelare il giudice è chiamato a valutare esclusivamente la correttezza e la motivazione dell'ordinanza impugnata rispetto a fatti nuovi idonei a incidere sulle esigenze cautelari; non è consentito un riesame pieno e gratuito della sussistenza delle condizioni che giustificarono l'applicazione della misura

Massime di principio

  • In un ricorso contro il rigetto della richiesta di sostituzione della misura cautelare il giudice d'appello verifica principalmente se l'ordinanza impugnata sia correttamente motivata rispetto a fatti nuovi; la mera riproposizione delle medesime ragioni non costituisce novità
  • La gravità del reato, il quantum di stupefacente e l'inserimento in circuiti internazionali sono elementi particolarmente incisivi nella valutazione del pericolo di reiterazione e possono giustificare la permanenza della custodia in carcere
  • Le dichiarazioni di collaborazione o le ammissioni del reo possono essere valutate positivamente ma non necessariamente escludono il pericolo di recidiva se gli elementi complessivi mostrano affidabilità e utilità del prevenuto per l'organizzazione criminale
  • La disponibilità del braccialetto elettronico o della detenzione domiciliare deve essere valutata concretamente: se la misura non limita in modo significativo i contatti con l'ambiente criminale, il suo utilizzo può essere ritenuto insufficiente
  • Per avere successo in sede di riesame cautelare è necessario dimostrare fatti nuovi, preesistenti o sopravvenuti, che modificano in modo apprezzabile il quadro probatorio o le esigenze cautelari; argomentazioni generiche sulla collaborazione o sul pentimento non bastano

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