Sentenza del 15/12/2024 n. 32620 - Corte di Cassazione
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
Prevale l’amministrazione
La controversia
La controversia riguarda avvisi di rettifica emessi dall’Ufficio doganale di Como per diverse importazioni effettuate nel 2019. L’ADM contestava che nel valore doganale dei capi d’abbigliamento a marchio Levi’s non fossero state incluse le royalties dovute dall’importatrice alla titolare del marchio. La CTP di Como aveva accolto il ricorso delle società e la Corte di Giustizia tributaria di secondo grado della Lombardia aveva respinto l’appello dell’ADM, ritenendo che i diritti di licenza non fossero una condizione della vendita e che mancasse la prova di un controllo della licenziante sul produttore asiatico. In Cassazione, l’ADM ha denunciato la violazione degli artt. 70, 71 e 73 del Codice doganale dell’Unione, dell’art. 136 del Regolamento di esecuzione (UE) 2447/2015 e dell’art. 1362 c.c., sostenendo che le clausole del contratto di sub-licenza — pagamento delle royalties, risoluzione in caso di mancato pagamento, cessazione del diritto di commercializzare e vincoli sui prodotti non conformi agli standard — rendevano i pagamenti una condizione della vendita, anche se il produttore asiatico non era parte del contratto di licenza. Le resistenti hanno eccepito, tra l’altro, il giudicato esterno formatosi su altre importazioni e l’inammissibilità del ricorso.
La decisione
La Cassazione ha respinto le eccezioni delle resistenti. Il giudicato esterno è stato ritenuto inammissibile per difetto di specificità, non essendo stata riprodotta integralmente la sentenza invocata, e comunque infondato: riguardava operazioni doganali diverse, autonome per fatti, merci e obbligazioni, e non poteva estendersi a un numero indefinito di importazioni. Sono state respinte anche le eccezioni di difetto di autosufficienza e di inammissibilità della censura, poiché l’ADM contestava la qualificazione giuridica dei fatti accertati, sindacabile in cassazione. Nel merito, il ricorso dell’ADM è stato accolto: il giudice regionale ha erroneamente separato il contratto di vendita da quello di licenza e non ha valutato complessivamente le clausole e le loro interrelazioni. La Cassazione ha chiarito che le royalties possono integrare il valore doganale anche se pagate a un terzo e anche senza un collegamento formale tra licenziante e venditore, quando il pagamento sia, anche implicitamente, condizione per vendere o acquistare le merci; il controllo rilevante può consistere in un potere di orientamento sulla produzione, non soltanto in un controllo qualitativo. La Corte ha cassato la sentenza e rinviato la causa, anche per le spese del giudizio di legittimità, alla Corte di Giustizia tributaria di secondo grado della Lombardia, in diversa composizione. Il giudice di rinvio dovrà esaminare i contratti di vendita e di licenza e accertare, per le importazioni contestate, se il venditore avrebbe venduto la merce senza il pagamento delle royalties e se vi fosse un controllo, anche indiretto, incidente sulla produzione.
Norme richiamate
Regolamento (UE) n. 952/2013, Codice doganale dell’Unione, artt. 70 e 71
Le royalties, quindi, devono essere addizionate al valore di transazione se sono integrate tutte le seguenti condizioni: a) non sono già state incluse nel prezzo effettivamente pagato o da pagare; b) sono relative alle merci da valutare; e c) il compratore, direttamente o indirettamente, è tenuto a pagarle come condizione per la vendita delle merci da valutare e le integrazioni di tale valore devono avvenire sulla base di dati oggettivi e quantificabili.
Il valore doganale è fondato sul prezzo di transazione, ma deve essere integrato con le royalties non già incluse nel prezzo quando riguardano le merci importate e il pagamento costituisce una condizione della vendita. Le aggiunte devono basarsi su dati oggettivi e quantificabili.
Regolamento di esecuzione (UE) 2015/2447, art. 136, paragrafi 4 e 5
Il già citato art. 136, par. 4, del Regolamento di esecuzione, infatti, pone in rilievo gli impegni contrattuali vincolanti assunti dall'acquirente o dal venditore, evidenziando che il criterio della "condizione di vendita" si riferisce non solo alle condizioni imposte dal o sul venditore, ma anche sull'acquirente, con la conseguenza che, al fine di stabilire se tali pagamenti debbano essere addizionati al valore delle merci occorre valutare non solo le condizioni imposte dal o al venditore, ma anche quelle imposte all'acquirente.
Per stabilire se le royalties sono una condizione della vendita occorre valutare gli obblighi e le condizioni contrattuali gravanti tanto sul venditore quanto sull’acquirente. Il pagamento può essere condizione anche quando il beneficiario è un terzo e non è decisivo il paese in cui questi è stabilito.
L'attività interpretativa delle norme giuridiche compiuta dal Giudice, consustanziale allo stesso esercizio della funzione giurisdizionale, non può mai costituire limite all'attività esegetica esercitata da altro Giudice, dovendosi richiamare a tale proposito il distinto modo in cui opera il vincolo determinato dall'efficacia oggettiva del giudicato ex art. 2909 cod. civ. rispetto a quello imposto, in altri ordinamenti giuridici, dal principio dello stare decisis (cioè, del precedente giurisprudenziale vincolante) che non trova riconoscimento nell'attuale ordinamento processuale.
Il giudicato vincola nei limiti dell’accertamento della situazione giuridica concreta e non rende vincolante per altri giudici l’interpretazione astratta delle norme. Inoltre, pronunce su autonome operazioni doganali non si estendono automaticamente a importazioni diverse.
Massime di principio
- Le royalties relative a merci importate non sono automaticamente escluse dal valore doganale perché pagate a un soggetto diverso dal venditore o perché il contratto di vendita non ne fa menzione: occorre esaminare l’insieme dei rapporti e degli accordi commerciali.
- Il criterio centrale è verificare, in concreto, se il venditore avrebbe venduto o l’acquirente avrebbe potuto acquistare le merci senza il pagamento dei diritti di licenza. La condizione può risultare anche implicitamente dai contratti e dalla loro interazione.
- L’esistenza di un collegamento formale tra licenziante e venditore non è indispensabile. Può essere rilevante anche un potere di controllo o orientamento indiretto del licenziante sul produttore, purché incida effettivamente sulla produzione e non si riduca a un semplice controllo della qualità del prodotto.
- Nel valutare il controllo e la condizione di vendita, vanno esaminati congiuntamente il contratto di licenza, quello di vendita e le circostanze concrete dell’importazione; clausole su royalties, risoluzione, commercializzazione e standard produttivi possono essere indizi pertinenti, ma la loro portata va accertata caso per caso.
- Un giudicato relativo a determinate importazioni doganali, di regola, non si estende a operazioni differenti: ogni importazione può generare un’obbligazione autonoma, da valutare in relazione alle specifiche merci, circostanze e documenti.
- Chi invoca in cassazione un giudicato esterno deve assolvere l’onere di specificità riproducendo integralmente la sentenza invocata, compresi motivazione e dispositivo; il semplice richiamo a estratti non è sufficiente.
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