Cassazione Penale, Sentenza n. 44147/2023 del 02/11/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Ingenito, titolare di una galleria d'arte, era stato condannato per il reato previsto dall'art. 388 c.p. (terzo comma, ora quinto comma) per aver sottratto dieci quadri soggetti a pignoramento eseguito l'8 luglio 2016 a seguito di decreto ingiuntivo del 25 maggio 2016. Con ricorso per cassazione l'imputato deduceva: (i) vizio di motivazione circa la sussistenza dell'elemento soggettivo (mancata consapevolezza del vincolo sui beni, presenza in galleria solo di una stagista che non avrebbe potuto trasferire conoscenza valida, ruolo limitato del legale ridotto a un contatto telefonico); (ii) violazione di legge per mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche (nemo tenetur e ammissione non equivale a resipiscenza); (iii) violazione di legge per mancata concessione della sostituzione della pena detentiva con sanzione pecuniaria, atteso che l'art. 58 L. 689/1981 e i criteri di cui all'art. 133 c.p. non richiedono la resipiscenza quale presupposto esclusivo.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per i primi due motivi (ricostruzione dei fatti e valutazione della prova riservata al giudice di merito; legittimità del diniego delle attenuanti generiche per mancata resipiscenza dimostrata) ma ha ritenuto fondato il terzo motivo relativo alla motivazione sul diniego delle sanzioni sostitutive. Ha annullato la sentenza impugnata limitatamente al trattamento sanzionatorio e ha disposto il rinvio ad altra Sezione della Corte d'appello di Milano per nuovo giudizio sul punto; per il resto il ricorso è stato dichiarato inammissibile. In precedenza il Tribunale di Milano aveva condannato Ingenito a mesi 3 di reclusione e euro 200 di multa, sentenza confermata in appello e parzialmente annullata in cassazione solo sulla determinazione del regime sanzionatorio.
Norme richiamate
terzo comma (ora quinto comma)
Norma applicata per configurare il reato relativo alla sottrazione di beni sottoposti a pignoramento; la Corte di merito ha ritenuto integrato l'elemento psicologico (consapevolezza) sulla base del complesso probatorio, valutazione non sindacabile in cassazione se fondata.
Richiamata in relazione al riconoscimento delle attenuanti generiche: il giudice può motivare il diniego valorizzando elementi negativi (es. mancata resipiscenza) e può basarsi anche su un singolo elemento ritenuto determinante ai sensi dell'art. 133 c.p.
Criteri guida per la determinazione della pena e per la valutazione delle circostanze attenuanti; la Corte ha richiamato che il giudice può scegliere quale elemento della personalità o della condotta considerare prevalente nella determinazione del trattamento sanzionatorio.
"il giudice, nei limiti fissati dalla legge e tenuto conto dei criteri indicati nell'art. 133 cod. pen., può sostituire la pena detentiva e tra le pene sostitutive sceglie quella più idonea al reinserimento sociale del condannato. Non può tuttavia sostituire la pena detentiva quando presume che le prescrizioni non saranno adempiute dal condannato"
Attribuisce al giudice un potere discrezionale di concedere sanzioni sostitutive. La Corte di cassazione ha ritenuto che il rigetto motivato genericamente con la sola affermazione di "mancata resipiscenza" fosse apparente e insufficiente: la valutazione deve considerare i criteri dell'art. 133 c.p. e fornire motivazione concreta.
Individua le sanzioni sostitutive applicabili; richiamata come riferimento normativo per la facoltà del giudice di sostituire la pena detentiva con sanzioni alternative, secondo quanto disciplinato dall'art. 58 della legge.
Massime di principio
- Il giudice di legittimità non sostituisce la valutazione di merito sulla ricostruzione dei fatti o sull'attendibilità delle fonti probatorie; le doglianze meramente fattuali o che propongono valutazioni alternative della prova sono inammissibili in cassazione.
- Per ottenere il riconoscimento delle attenuanti generiche non è richiesto che il giudice prenda in considerazione tutti gli elementi dell'art. 133 c.p.; può ritenere determinante anche un solo elemento della personalità o delle modalità di esecuzione del reato. Il diniego può essere legittimo se motivato con riferimento a mancanza di effettiva resipiscenza o ad ammissioni di comodo.
- La concessione delle pene sostitutive è rimessa a un apprezzamento discrezionale che deve però essere motivato concretamente con riferimento ai criteri dell'art. 133 c.p.; una motivazione formale o generica (es. ‘‘assenza di resipiscenza'' non spiegata) può essere censurata e determinare l'annullamento con rinvio per nuovo esame.
- Chi contesta la consapevolezza del vincolo reale su beni pignorati deve puntare non solo a una diversa lettura dei fatti ma dimostrare errori o lacune nella valutazione probatoria o nella emersione di elementi decisivi omessi dal giudice di merito, poiché la suprema corte limita il sindacato sulle questioni di fatto.
- Nelle impugnazioni miste è possibile un esito favorevole parziale: la cassazione può confermare la condanna quanto alla responsabilità e annullare limitatamente al trattamento sanzionatorio se ritiene la motivazione insufficiente su quel punto.
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