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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 42527/2022 del 09/11/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente chiedeva il riconoscimento della continuazione tra otto sentenze di condanna per furti commessi prevalentemente forzando autovetture in sosta. Si sosteneva che l'omogeneità dei reati, le modalità analoghe di commissione e la contiguità temporale denotassero un medesimo disegno criminoso.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto il ricorso generico e confutativo, non confrontarsi realmente con le argomentazioni dell'ordinanza impugnata, nella quale il giudice dell'esecuzione aveva escluso la continuazione per mancata esistenza di un unico disegno criminoso: i reati, pur omogenei, erano distanti nel tempo e indicativi di una propensione abituale al delinquere piuttosto che di una progettazione unitaria. La Corte ha confermato che riconoscere la continuazione avrebbe costituito una 'fictio' forzando il collegamento di fatti lontani nel tempo e in luoghi diversi solo per modalità comuni. Ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di Euro 3.000 alla cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 616 cod. proc. pen.

    ai sensi dell'art. 616 cod. proc. pen.

    Applicata per la condanna alle spese e al versamento alla cassa delle ammende, dato che non è stata rilevata assenza di profili di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità

  • Sentenza Corte Costituzionale n. 186/2000

    sentenza della Corte Costituzionale n. 186/2000

    Riferimento giurisprudenziale impiegato per escludere l'assenza di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità

  • Istituto della continuazione (giurisprudenza della Corte di Cassazione)

    La continuazione richiede il "medesimo disegno criminoso"; non è sufficiente l'omogeneità dei reati o la somiglianza delle modalità operative se gli episodi sono distanti nel tempo o in luoghi diversi e indicano una propensione abituale al reato anziché una progettazione unitaria

Massime di principio

  • Per riconoscere la continuazione è necessario individuare un medesimo disegno criminoso: la mera ripetizione di reati omogenei o lo stesso modus operandi non sono di per sé sufficienti.
  • La contiguità temporale è un elemento utile ma non decisivo; se gli episodi sono distanti nel tempo o commessi in contesti diversi, ciò può deporre per una propensione abituale anziché per una pianificazione unitaria.
  • Se il giudice dell'esecuzione esprime un apprezzamento motivato basato sulle sentenze di merito, la Corte di Cassazione valuta la correttezza logico-giuridica di tale apprezzamento ma non riforma in assenza di vizio manifesto nella motivazione.
  • Nel proporre ricorso per cassazione è necessario confrontarsi specificamente con le ragioni del provvedimento impugnato: ricorsi generici o meramente confutativi rischiano di essere dichiarati inammissibili.
  • Riconoscere la continuazione in assenza di elementi forti a sostegno può equivalere a una 'fictio' che forza il collegamento tra fatti distinti; occorre prudenza nel valorizzare somiglianze operative rispetto alla prova di un progetto criminoso unitario.

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