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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 25569/2025 del 11/07/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Domanda di riparazione per ingiusta detenzione relativa alla custodia cautelare per il reato di cui agli artt. 110, 73, comma 1, d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 (cocaina). L'imputato era stato assolto in appello per non avere commesso il fatto. Il giudice della riparazione aveva negato l'indennizzo ritenendo che la condotta di connivenza (tolleranza/passività rispetto all'attività di spaccio svolta dalla moglie) costituisse colpa grave ostativa ai sensi dell'art. 314 cod. proc. pen.

La decisione

La Corte di legittimità ha rigettato il ricorso del Dell'Aquila confermando il provvedimento di mancato riconoscimento dell'indennizzo. Ha ritenuto congrua la valutazione del giudice di merito secondo cui la presenza, nella casa di proprietà dei coniugi, di ingenti quantità di droga, materiale per il confezionamento, bilancino e due quaderni con annotazioni, dislocati in più punti e anche occultati, consentiva di desumere la piena consapevolezza dell'attività illecita o comunque una connivenza passive idonea a integrare colpa grave. Perciò è escluso il diritto all'equa riparazione. Il ricorrente è condannato alle spese processuali e a rifondere le spese del Ministero, liquidate in complessivi euro 1.000.

Norme richiamate

  • art. 314 cod. proc. pen.

    La norma impedisce l'indennizzo per ingiusta detenzione quando l'imputato abbia dato causa alla misura cautelare per dolo o per colpa grave; la Corte interpreta la colpa grave anche come connivenza o tolleranza attiva o passiva dell'attività criminosa, se sussistono elementi che dimostrano che l'agente poteva impedire o era consapevole dell'attività illecita

  • art. 73, comma 1, d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309

    Norma sostanziale che disciplina il reato di detenzione e spaccio di stupefacenti: indicata per identificare il titolo della custodia cautelare subita dall'istante (ma l'assoluzione nel merito non esclude la valutazione autonoma della colpa nel giudizio di riparazione)

  • art. 110 cod. pen.

    Norma sul concorso di persone nel reato; citata per inquadrare la fattispecie contestata originariamente, senza pregiudicare l'autonomia del giudizio di riparazione

Massime di principio

  • Il giudizio di riparazione per ingiusta detenzione è autonomo rispetto al giudizio penale di merito: l'assoluzione per insufficienza di prove non impedisce al giudice della riparazione di valutare se sussista dolo o colpa grave causante la custodia cautelare
  • La colpa grave ostativa all'indennizzo può essere costituita anche da una connivenza passiva quando, alla luce delle circostanze concrete, essa dimostra il venir meno di doveri di solidarietà o la tolleranza di un reato che il soggetto era in grado di impedire
  • Elementi indiziari fattuali rilevanti (ingente quantità di droga, materiale per il confezionamento, bilancini, annotazioni economiche, distribuzione degli oggetti in più punti dell'abitazione) possono far ritenere la conoscenza dell'attività illecita anche in assenza di condanna penale
  • Per opporre successo in un ricorso per riparazione, l'istante deve dimostrare in modo convincente l'assenza di conoscenza e l'impossibilità pratica di impedire l'attività criminosa (es. oggetti occultati in modo da escluderne la conoscenza, assenza di rapporti di gestione o controllo, prova che gli elementi indiziari sono stati esclusi nel giudizio di merito)
  • In situazioni di convivenza con il presunto autore dell'attività illecita, il giudice valuta con rigore l'obbligo di intervento: la semplice coabitazione può aggravare l'onere di provare l'estraneità e l'impossibilità di impedire il reato

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