Cassazione Penale, Sentenza n. 41218/2024 del 11/11/2024
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione avverso la sentenza del Tribunale di Ancona che aveva dichiarato incompetente per materia il giudice in ordine al reato di riciclaggio e disposto la trasmissione degli atti al GUP per la celebrazione dell'udienza preliminare. Il pubblico ministero ha censurato il provvedimento come "abnorme", sostenendo che presentava una forma non prevista (sentenza anziché ordinanza), che trasmetteva gli atti al GUP senza l'atto di impulso (la richiesta di rinvio a giudizio) con conseguente stasi processuale e che l'incompetenza era stata rilevata d'ufficio tardivamente, dopo le questioni preliminari e dopo le conclusioni delle parti.
La decisione
La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per tardività. Ha ritenuto che i termini per proporre l'impugnazione operino anche con riferimento ai ricorsi avverso atti "abnormi", salvo che l'atto sia affetto da un'anomalia genetica talmente radicale da comportarne l'inesistenza materiale e giuridica. Richiamando precedenti giurisprudenziali, la Corte ha osservato che, nel caso concreto, la sentenza impugnata è stata pronunciata il 12 marzo 2024 e comunicata alla Procura il 20 marzo 2024; il ricorso è stato depositato il 23 maggio 2024 e pertanto è tardivo anche qualora si volesse ritenere l'atto abnorme. Conseguentemente il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
Norme richiamate
art. 550 c. 3 cod. proc. pen.
Richiamato per spiegare la conseguenza processuale della mancata regressione del procedimento: secondo il ricorrente il PM non avrebbe potuto depositare la richiesta di rinvio a giudizio in un procedimento definito con sentenza senza far regredire la fase, come previsto dal comma.
Sez. 4 n. 3939 del 02/12/2021 (dep. 04/02/2022) Rv. 282578 - 01
Precedente richiamato per il principio secondo cui i termini per la proposizione dell'impugnazione operano anche con riferimento ai ricorsi avverso atti abnormi, salvo che l'atto presenti un'anomalia genetica tale da determinarne l'inesistenza.
Sez. 6 n. 32395 del 13/06/2019 Rv. 276477 - 01
Precedente che ha dichiarato la tardività di un ricorso avverso un provvedimento che aveva erroneamente disposto la restituzione degli atti al pubblico ministero per la celebrazione dell'udienza preliminare, confermando l'applicazione dei termini anche agli atti anomali.
Massime di principio
- I ricorsi contro atti 'anormali' (cioè viziati nella forma o nella funzione) sono soggetti ai normali termini di impugnazione: la tardività comporta l'inammissibilità, salvo che l'atto sia invalido in modo così radicale da essere considerato inesistente (anomalia genetica).
- La qualificazione formale del provvedimento (sentenza vs ordinanza) e l'indicazione del soggetto procedente (trasmissione al GUP senza atto di impulso) possono configurare vizi rilevanti, ma non necessariamente consentono di superare i termini di impugnazione; bisogna valutare se sussiste una nullità insanabile o una mera anomalia sanabile o impugnabile entro i termini.
- Se l'incompetenza per materia è rilevata d'ufficio tardivamente (dopo le questioni preliminari e dopo le conclusioni delle parti), la parte interessata deve tempestivamente valutare rimedi impugnatori: il mancato esercizio tempestivo del rimedio può comportare l'inammissibilità dell'appello in cassazione.
- In situazioni di possibile stasi processuale (ad es. trasmissione degli atti al GUP senza la richiesta di rinvio a giudizio), il pubblico ministero dovrebbe agire senza indugio: impugnare entro i termini, chiedere chiarimenti al giudice, o valutare ricorsi incidentali urgenti volti a evitare la perdita del diritto di impugnazione.
- Prima di proporre ricorso per cassazione in casi di atti anomali, valutare attentamente se il vizio sia tale da integrare inesistenza dell'atto; in caso contrario è essenziale rispettare i termini ordinari di impugnazione.
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