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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 27661/2025 del 28/07/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il Procuratore generale ha impugnato l'ordinanza della Corte d'appello di Palermo (giudice dell'esecuzione) che aveva revocato l'ordine di demolizione disposto con la precedente sentenza di condanna per abusi edilizi. La revoca si fondava sull'assunto che il reato urbanistico fosse estinto per prescrizione. Il Procuratore generale ha dedotto che la Corte d'appello aveva invece dichiarato prescritta solo la contravvenzione contestata al capo b) (artt. 13 e 20 legge n. 64/1974 cit.), avendo confermato la condanna per i capi a) e d) (art. 20 lett. b) legge n. 47/1985), e che quindi l'ordine di demolizione, correlato alle condanne rimanenti, non doveva essere revocato.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato per travisamento probatorio: la Corte d'appello, nella sentenza del 15/05/2000, aveva dichiarato prescritta solo la contravvenzione (capo b) e aveva confermato la condanna per i capi a) e d). Di conseguenza la revoca dell'ordine di demolizione era erronea. La Cassazione ha annullato l'ordinanza impugnata e ha rinviato per nuovo esame alla Corte d'appello di Palermo, quale giudice dell'esecuzione. Il Collegio ha inoltre richiamato il principio secondo cui l'ordine di demolizione ha natura di sanzione amministrativa reale e conserva efficacia anche nei confronti degli eredi o di chi acquisisca diritti reali sul bene; ha dunque precisato che l'esecuzione può proseguire nei confronti degli eredi (si segnala che Infantino Salvatore è deceduto nel 2017).

Norme richiamate

  • art. 20 lett. b) legge n. 47 del 1985

    Riferimento al reato urbanistico per il quale la sentenza di appello aveva confermato la condanna (capi a e d), quindi collegato all'ordine di demolizione che permaneva.

  • artt. 13 e 20 legge n. 64 del 1974

    Si tratta della contravvenzione contestata al capo b), che la Corte d'appello aveva dichiarato prescritta; la prescrizione di tale capo non travolge le condanne residue né l'ordine di demolizione relativo ai reati confermati.

  • art. 349 cod.pen.

    Capo di imputazione (violazione di sigilli) menzionato nella sentenza di primo grado; non inciso dalla revoca dell'ordine di demolizione nel caso in esame.

  • Giurisprudenza citata (Sez. 3, n. 18990 del 23/02/2022, Portella, Rv. 283135–01)

    Principio che l'ordine di demolizione ha natura di sanzione amministrativa reale e conserva efficacia anche nei confronti degli eredi o di chi acquisisca diritti sul bene, con obbligo di notifica agli eredi per l'esecuzione.

Massime di principio

  • La prescrizione di una sola fattispecie imputata non comporta automaticamente la revoca di una sanzione di natura reale (es. ordine di demolizione) collegata a condanne per altri capi: il giudice dell'esecuzione deve verificare la portata delle pronunce di condanna rimaste inalterate.
  • Il giudice dell'esecuzione non può revocare misure esecutive basandosi su un travisamento della lettura della sentenza di cognizione; ogni valutazione sull'estinzione per prescrizione va ancorata al testo della sentenza impugnata.
  • L'ordine di demolizione ha natura di sanzione amministrativa/proc edurale reale ripristinatoria e conserva efficacia anche contro gli eredi o aventi causa: l'esecuzione può proseguire nei loro confronti previa notifica dell'ordine.
  • In presenza di decesso del condannato, il giudice dell'esecuzione deve valutare l'esecuzione rispetto agli eredi diventati titolari di diritti reali, senza considerare automaticamente estinta la misura ripristinatoria.
  • In ipotesi di dubbi sulla portata della sentenza di condanna o su quali capi siano stati estinti per prescrizione, è necessaria la rimessione o il rinvio per nuovo esame del giudice dell'esecuzione, evitando decisioni basate su errate interpretazioni documentali.

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