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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 1623/2022 del 17/01/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente impugnava l'ordinanza della Corte di appello di Bologna che aveva rigettato la sua richiesta di rescissione del giudicato relativa alla sentenza del Tribunale di Parma del 19/12/2019 di condanna per il reato previsto dall'art. 73 d.p.r. 309/1990. Il motivo unico era che la Corte aveva ritenuto erroneamente che il ricorrente fosse a conoscenza del procedimento (sulla base di una conversazione e di una fuga alla vista della polizia nel maggio 2019), mentre non era stata acquisita certezza della sua conoscenza della chiamata in giudizio; inoltre la Corte aveva valutato la circostanza collocandola temporalmente in modo errato rispetto alla sentenza di primo grado e al termine per impugnare.

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto il ricorso fondato. Ha rilevato che la Corte di appello aveva basato la sua valutazione su un presupposto temporale errato: l'episodio citato (maggio 2019) è anteriore alla sentenza di primo grado del 19/12/2019 e quindi non prova la conoscenza del procedimento dopo la formazione del giudicato o l'inesistenza del termine per impugnare. Per tali ragioni l'ordinanza impugnata è stata annullata e la causa è stata rinviata alla Corte di appello di Bologna per un nuovo esame che tenga conto della corretta collocazione temporale della circostanza rispetto alla pronuncia di primo grado e alla decorrenza del termine per l'impugnazione.

Norme richiamate

  • art. 73 d.p.r. 309/1990

    Norma che disciplina il reato per cui il ricorrente è stato condannato; nella sentenza è citata come titolo del reato oggetto del giudizio di primo grado.

  • rescissione del giudicato / norme processuali sulla contumacia e sulla conoscenza del procedimento

    Richiamato il principio processuale per cui la rescissione del giudicato può essere motivata dalla mancata conoscenza del procedimento o da situazioni di sottrazione alla conoscenza che impediscano l'esercizio dei rimedi: la Corte ha rilevato che la valutazione di tali circostanze richiede accertamento corretto della loro collocazione temporale rispetto alla sentenza di primo grado e al termine per impugnare.

Massime di principio

  • In casi di richiesta di rescissione del giudicato per presunta mancata conoscenza del procedimento, è essenziale verificare la precisa collocazione temporale degli elementi probatori rispetto alla data della sentenza di primo grado e alla scadenza del termine per l'impugnazione.
  • La mera dimostrazione che l'imputato era a conoscenza di indagini o di interventi di polizia anteriori alla sentenza non prova automaticamente la conoscenza della chiamata in giudizio o l'impossibilità di impugnare; occorre prova che la mancata partecipazione sia dipesa da una effettiva sottrazione alla conoscenza del provvedimento.
  • I giudici d'appello non possono fondare il rigetto della rescissione su presupposti temporali errati: ogni valutazione probatoria che incida sulla regolarità del giudizio in contumacia deve tenere conto della cronologia degli eventi.
  • Se emergono errori di valutazione sulla temporalità delle prove, la Corte di legittimità può annullare e rinviare per un nuovo esame, obbligando il giudice di merito a riesaminare le circostanze con la corretta ricostruzione cronologica.
  • Per difendersi efficacemente in situazioni simili, il ricorrente dovrebbe documentare specificamente quando e come è venuto a conoscenza del procedimento (o della mancanza di conoscenza), evidenziando prove che provino l'impossibilità materiale o giuridica di partecipare nei termini di legge.

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