Cassazione Penale, Sentenza n. 39577/2022 del 19/10/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente impugna la conferma della condanna per oltraggio a pubblico ufficiale contestando: 1) la qualificazione in concorso (art. 110 c.p.), deducendo che non risultasse un comune disegno criminoso né il contributo individuale; 2) la motivazione sulla offensività della frase pronunciata nei confronti dell'agente, sostenendo che il termine "Caprone" e la locuzione "tu non sei nessuno" non avrebbero valore lesivo alla luce dell'evoluzione linguistica e del contesto; 3) la violazione dell'art. 341-bis c.p. per assenza di collegamento tra la condotta e l'esercizio della funzione pubblica e per mancanza di interferenza nell'ufficio.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Sul piano sostanziale ha ritenuto: il primo motivo generico, poiché la qualificazione in concorso era fondata sul fatto che più detenuti, compagni di cella, hanno rivolto contemporaneamente le espressioni offensorie alla stessa persona; il secondo motivo manifestamente infondato perché la frase "Caprone tu non sei nessuno" è stata valutata offensiva nel contesto (due detenuti, all'interno della cella, mentre l'agente penitenziario svolgeva attività di vigilanza); il terzo motivo manifestamente infondato poiché risultavano integrati i requisiti dell'art. 341-bis (espressioni ingiuriose, presenza di più persone, struttura carceraria qualificata come luogo aperto al pubblico e momento in cui il pubblico ufficiale espletava un atto d'ufficio). Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e a versare alla Cassa delle ammende la somma di euro 3.000.
Norme richiamate
Applicato per giustificare il concorso di persone: la Corte ha ritenuto che le condotte simultanee dei compagni di cella rivolte alla stessa vittima configurino un concorso omogeneo, sicché la qualificazione in concorso è corretta
Interpretata nel senso che l'oltraggio a pubblico ufficiale è integrato se vi sono espressioni ingiuriose rivolte al pubblico ufficiale nell'ambito di un servizio o mentre il pubblico ufficiale svolge un atto d'ufficio; il contesto carcerario è stato ritenuto luogo idoneo e il fatto è avvenuto durante l'espletamento di un atto di vigilanza
art. 23, comma 8, d.l. n. 137/2020 (conv. L. n. 176/2020)
Norma procedurale che consente la trattazione scritta in Cassazione in assenza di richiesta di discussione orale; la causa è stata decisa con istruttoria scritta
Massime di principio
- Insulti rivolti a un pubblico ufficiale mentre questi svolge un atto d'ufficio possono integrare il reato di oltraggio (art. 341-bis c.p.), anche se pronunciati in forma colloquiale o con termini la cui etimologia si vorrebbe attenuare
- Il contesto fattuale (luogo, presenza di terzi, momento in cui il pubblico ufficiale sta operando) è determinante: la carcerazione e l'atto di vigilanza aumentano la rilevanza offensiva delle espressioni
- La qualificazione in concorso (art. 110 c.p.) è ammissibile quando più soggetti rivolgono simultaneamente offese alla stessa persona in occasione dello stesso fatto, senza che sia necessario uno specifico patto formale tra gli autori
- Argomentazioni difensive basate sull'evoluzione semantica di un termine devono essere concrete e contestualizzate; la giurisprudenza valuta il significato offensivo anche in base al contesto e all'effetto sulle funzioni pubbliche
- Motivi generici o non specificamente dedotti nel ricorso rischiano l'inammissibilità: il ricorrente deve indicare fatti e ragioni precise per criticare la motivazione o la qualificazione giuridica
- In Cassazione la mancata richiesta di discussione orale può portare alla trattazione scritta; le parti devono quindi depositare memorie complete nei termini
- La sconfitta in sede di ricorso può comportare condanna alle spese processuali e somme a titolo di ammenda; valutare sempre il rapporto costi/benefici prima di proporre ricorso
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