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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 35177/2022 del 21/09/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnavano l'ordinanza di rigetto del riesame del decreto di sequestro probatorio (28 giugno 2021) con cui il pubblico ministero aveva disposto perquisizione e sequestro di documentazione cartacea/elettronica e somme di denaro ritenute pertinenti a un'associazione a delinquere finalizzata a truffe nella compravendita di autovetture. I ricorrenti hanno dedotto violazione dell'art. 325 c.p.p. per motivazione apparentemente carente, sostenendo che le somme rinvenute erano di comprovata provenienza lecita e che il tribunale non avrebbe motivato adeguatamente l'incompatibilità tra i prelievi bancomat, le vincite in contanti e le somme sequestrate.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili: ha ritenuto che la dedotta mancanza di motivazione fosse, nella sostanza, una richiesta di diversa valutazione del compendio indiziario e non una violazione di legge suscettibile di sindacato in sede di legittimità. La Corte ha confermato che, nelle misure cautelari reali e nel sequestro probatorio, la verifica in sede di riesame è limitata all'astratta configurabilità del reato e al rapporto di pertinenza o natura di corpo del reato dei beni; la motivazione del tribunale, benché succinta, è stata ritenuta sufficiente in questa fase delle indagini. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3000,00 in favore della cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 325 cod. proc. pen.

    Il ricorso denunciava violazione di questo articolo per carenza di motivazione; la Corte ha però valutato la doglianza come contestazione di merito e non come mancanza totale di motivazione, ritenendo quindi il motivo inammissibile per la via della Cassazione.

  • giurisprudenza di legittimità (principio richiamato)

    La Corte richiama il principio consolidato secondo cui, nelle misure cautelari reali, il ricorso per Cassazione è ammesso solo per violazione di legge quando la motivazione è del tutto assente; non è ammesso per contestare valutazioni probatorie o vizii di logicità/contraddittorietà della motivazione.

Massime di principio

  • In caso di sequestro probatorio il giudice del riesame deve accertare la sola astratta configurabilità del reato e la pertinenza o natura di corpo del reato degli oggetti sequestrati; decisioni che valutano il peso degli indizi sono sindacabili solo in sede di merito, non in Cassazione per misure reali.
  • Il ricorso per Cassazione avverso misure cautelari reali è ammissibile principalmente per violazioni di legge ovvero per totale mancanza di motivazione; lamentele che consistono in una diversa valutazione delle prove sono inammissibili.
  • Una motivazione succinta, se esplicita nell'iter logico e proporzionata alla fase iniziale delle indagini, può essere sufficiente a legittimare il provvedimento cautelare.
  • Se si producono documenti al giudice del riesame per dimostrare la lecita provenienza di somme sequestrate, la controversia sulla loro valutazione costituisce una questione di merito non risolvibile con ricorso per Cassazione basato su presunta carenza motivazionale.
  • A fronte di un ricorso inammissibile per motivi sostanziali (valutazione delle prove), il giudice della Cassazione può dichiararlo inammissibile e condannare al pagamento delle spese processuali e di una somma a titolo di ammenda.

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