Cassazione Penale, Sentenza n. 50681/2023 del 19/12/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Impugnazione della sentenza di assoluzione emessa dalla Corte d'appello di L'Aquila rispetto a condanne in primo grado per peculato (art. 314 c.p.). Il Procuratore Generale ha dedotto errata valutazione del periodo temporale delle condotte, mala applicazione delle norme sul concorso di persone nel reato proprio non esclusivo e carenza motivazionale della sentenza di appello. In particolare si contestava che le appropriazioni contestate coprivano il periodo 2008-2014 (quindi anche il periodo in cui l'imputato risultava formalmente amministratore) e che la Corte d'appello non aveva adeguatamente valutato la possibilità che Di Fiore fosse amministratore di fatto o responsabile a titolo di concorso anche quando la condotta materiale fosse stata eseguita da altro soggetto.
La decisione
La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato e ha annullato la sentenza di appello, disponendo il rinvio ai giudici di merito affinché motivino nuovamente e con maggiore completezza. La Corte ha rilevato: carenza motivazionale della sentenza di appello, errore nell'individuazione del periodo di commissione dei reati (la Corte d'appello ha indicato 2008-2010 mentre l'imputazione ed il primo giudice riferivano 2008-2014), mancata verifica dettagliata delle concrete modalità di appropriazione (se le somme fossero rimaste nella disponibilità dell'imputato o restitute e in quali tempi), insufficiente approfondimento sulla qualificazione di amministratore di fatto e sui poteri effettivi attribuiti a Di Fiore tramite procura ad negotia e deleghe, e necessità di valutare anche la correttezza della qualificazione del fatto (peculato vs possibile truffa aggravata). Pertanto la sentenza di appello è annullata con rinvio per nuovo esame e motivazione conforme ai principi indicati.
Norme richiamate
Norma del peculato: occorre dimostrare la qualifica pubblicistica dell'agente e l'appropriazione concreata uti dominus; la Corte richiama la necessità di provare la disponibilità e l'interversione del titolo.
Richiamato in tema di possibile responsabilità dell'extraneus per fatti commessi dall'intraneus, con riguardo alla conoscibilità della qualifica soggettiva dell'intraneus.
Richiamati per la nozione funzionale di pubblico ufficiale e incaricato di pubblico servizio: la qualificazione è valutata anche in chiave oggettivo-funzionale, rilevando l'esistenza di poteri gestori anche se formali mancano.
art. 23, comma 8, d.l. 28/10/2020 n. 137 conv. L. 18/12/2020
Norma procedurale richiamata in relazione alla trattazione scritta del procedimento in Cassazione.
Giurisprudenza della Corte di Cassazione
Sez. U, n. 14800 del 21/12/2017 (Troise); Sez. U n. 38691 del 25/06/2009 (Caruso); Sez. 6, n. 38339 del 29/09/2022 (De Marco); Sez. 6, n. 13559 del 11/07/2019 (Guercio)
Richiami giurisprudenziali utilizzati per i principi sulla necessità di motivazione dell'appello, sulla valutazione della restituzione nelle ipotesi di peculato per ritardato versamento e sulla distinzione tra peculato e truffa quando la disponibilità materiale del denaro non sussiste.
Massime di principio
- La Corte d'appello che assolve in contrasto con una condanna di primo grado deve fornire motivazione ampia e specifica: insufficienze di dettaglio possono determinare annullamento per vizio motivazionale.
- Nell'ipotesi di peculato è necessario provare non solo la qualifica pubblicistica dell'agente (pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio), ma anche l'effettiva appropriazione uti dominus delle somme; la mera delega o procura non è automaticamente sufficiente senza prova delle modalità di utilizzazione dei fondi.
- La qualificazione di amministratore di fatto può emergere da poteri sostanziali esercitati anche in mancanza della carica formale; va accertato il contenuto e la continuità dei poteri attribuiti.
- Il giudice deve accertare con precisione il periodo temporale delle condotte contestate: errori su periodo possono falsare l'esito del giudizio soprattutto se la qualifica dell'imputato cambia nel tempo.
- Se le condotte di appropriazione non risultano provate, va valutata l'eventuale sussistenza di altri reati (es. truffa aggravata) quando siano presenti artifici o raggiri volti a ottenere indebitamente erogazioni o pagamenti.
- La responsabilità per concorso (ex art. 110 o ex art. 117 c.p.) richiede valutazione della partecipazione psicologica e della conoscenza della qualifica dell'intraneus; non basta l'ipotesi astratta di "longa manus" senza elementi concreti.
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