Cassazione Penale, Ordinanza n. 41037/2025 del 19/12/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente (pubblico ministero)
La controversia
Il ricorso è stato proposto nell'interesse di un imputato condannato per concorso in rapina. Con il primo motivo si denunciavano violazione di legge processuale e vizio di motivazione in relazione all'affermazione di responsabilità ex artt. 110 e 628 c.p., sostenendo in sostanza una diversa lettura del compendio probatorio e contestando la riconducibilità della condotta al concorso nel reato. Con il secondo motivo si deducevano violazione di legge e vizio di motivazione per l'omesso riconoscimento della particolare tenuità del fatto in relazione alla rapina, richiamando l'intervento della Corte costituzionale n. 86 del 2024. La Corte rileva però che la prima doglianza riproponeva questioni già dedotte in appello e già disattese con motivazione puntuale, mentre la seconda non risultava essere stata previamente proposta come motivo di appello, con conseguente preclusione in cassazione ai sensi dell'art. 606, comma 3, c.p.p.
La decisione
La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto il primo motivo non scrutinabile perché meramente reiterativo di censure già esaminate e respinte in appello e, comunque, diretto a ottenere una rivalutazione del merito. Ha ritenuto il secondo motivo inammissibile perché introdotto per la prima volta in cassazione, senza previa devoluzione in appello, in violazione dell'art. 606, comma 3, c.p.p. Conseguentemente ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3000 in favore della Cassa delle ammende.
Norme richiamate
Richiamati per qualificare il giudizio di responsabilità per concorso nel reato di rapina.
Il motivo non può essere dedotto per la prima volta in cassazione se non è stato previamente devoluto con l'appello, a pena di inammissibilità.
Richiamato solo indirettamente dal motivo di ricorso sull'assenza di riconoscimento della particolare tenuità del fatto.
Corte cost. n. 86 del 13 maggio 2024
Invocata dal ricorrente a sostegno della richiesta di particolare tenuità del fatto in materia di rapina.
Massime di principio
- In sede di legittimità non è consentito riproporre censure meramente reiterative di questioni già dedotte in appello e puntualmente disattese, quando la doglianza si risolva in una diversa lettura del merito.
- Il ricorso per cassazione non può trasformarsi in una richiesta di rivalutazione del materiale probatorio o in una mera proposta di lettura alternativa dei fatti.
- La questione relativa alla particolare tenuità del fatto deve essere previamente dedotta in appello; se non è stata devoluta al giudice di secondo grado, è inammissibile sollevarla per la prima volta in cassazione.
- L'inammissibilità per preclusione devolutiva comporta la condanna del ricorrente alle spese processuali e alla sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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