Cassazione Penale, Sentenza n. 21910/2025 del 10/06/2025
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente impugnava l'ordinanza con cui il Tribunale di Catanzaro, in sede di rinvio disposto da precedente annullamento della Corte (Sezione Sesta), aveva nuovamente rigettato l'appello del Pubblico Ministero volto ad ottenere la custodia cautelare in carcere per il reato di estorsione (imputazione provvisoria ai sensi degli artt. 56 e 629 c.p.). Il Procuratore sosteneva violazione di legge e vizio della motivazione per aver il Tribunale: (a) omesso una valutazione complessiva e articolata dei gravi indizi di colpevolezza come richiesto dalla pronuncia rescindente; (b) non aver applicato i principi giurisprudenziali sull'estorsione ambientale secondo i quali, in un contesto soggetto a controllo mafioso, occorre accertare la carica intimidatoria percepita dalla vittima anche se questa non conosce l'estorsore o la consorteria; (c) non aver valorizzato gli atti preparatori come idonei a configurare il tentativo di estorsione quando mostrano che l'agente ha iniziato ad attuarne il piano; (d) aver sottovalutato le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Accorinti Antonio che, secondo il ricorrente, attestavano il mandato della cosca Melluso al Careglio; infine il ricorrente ha invocato esigenze cautelari, ritenendo concreto il pericolo di reiterazione.
La decisione
La Corte Suprema di Cassazione, Seconda Sezione Penale, ha rigettato il ricorso del Procuratore e confermato l'ordinanza del Tribunale di Catanzaro. Nel motivare il rigetto, la Corte ha richiamato il principio secondo cui il controllo di legittimità non può sostituirsi al giudizio di merito sul valore probatorio delle fonti e sulla ricostruzione dei fatti. Ha ritenuto che il Tribunale, nel provvedimento di rinvio, abbia svolto una valutazione complessiva, organica e coerente degli elementi indiziari, richiamando e applicando i principi di diritto indicati nella precedente sentenza rescindente. Il Tribunale ha concluso che, pur essendovi elementi indicativi di una minaccia larvata e pur ritenendo attendibili talune dichiarazioni del collaboratore, mancava la prova sufficiente di una effettiva richiesta estorsiva o di un'azione univoca e idonea a integrare, neppure in forma tentata, l'estorsione; pertanto non sussisteva la gravità indiziaria necessaria per la custodia cautelare. La Cassazione ha dichiarato infondato il ricorso, assorbendo le censure relative alle esigenze cautelari e rigettando la domanda di annullamento con rinvio.
Norme richiamate
Norma sull'elemento soggettivo del reato e sulla disciplina del tentativo; la giurisprudenza richiamata considera rilevanti anche atti preparatori quando dimostrano l'avvio dell'attuazione del piano criminoso.
Norma che definisce il reato di estorsione; nel caso si discuteva se la condotta fosse idonea, anche in forma tentata, a integrare l'estorsione ambientale.
art. 173 disp. att. cod. proc. pen.
Norma procedurale che consente la sintetica indicazione dei motivi di ricorso; richiamata per delimitare gli atti di parte nel ricorso per cassazione.
giurisprudenza della Corte di cassazione (principi sull'estorsione ambientale)
Sez. 6, Sez.2, n. 45863 del 24/09/2019 (Marrini) e altre citate
Principio: in contesti sottoposti a controllo mafioso la carica intimidatoria può sussistere anche se la vittima non conosce l'estorsore o la consorteria; inoltre, ai fini del tentativo di estorsione rilevano atti preparatori che dimostrino l'effettivo avvio dell'azione criminosa e la significativa probabilità di conseguire l'obiettivo.
Massime di principio
- Il giudizio di cassazione non è sindacabile in ordine alla valutazione di merito e all'attendibilità delle fonti: le critiche che si risolvono in una diversa lettura dei fatti sono inammissibili se non accompagnate da profili di violazione di legge o di manifesta illogicità della motivazione.
- Per disporre misure cautelari in reati come l'estorsione ambientale è necessario un quadro di gravità indiziaria complessivamente convincente; la presenza di elementi isolati o ambigui può risultare insufficiente.
- In contesti controllati da organizzazioni mafiose la valutazione della 'carica intimidatoria' tiene conto della percezione della vittima e delle regole di esperienza sul territorio: non è indispensabile che la vittima conosca l'identità dell'estorsore o la sua appartenenza a clan.
- Atti preparatori possono contribuire a integrare il tentativo di estorsione solo se emergono come parte di un piano già concretamente avviato e con significativa probabilità di riuscita; mera agitazione, minaccia generica o avvicinamenti non comprovano automaticamente il tentativo.
- Le dichiarazioni di collaboratori di giustizia hanno rilievo significativo ma richiedono valutazione critica e, quando possibile, riscontri probatori: la loro sola esistenza non sostituisce una prova univoca dell'evento criminoso.
- Nelle impugnazioni in cassazione conviene articolare censure mirate a profili di diritto (violazione di norme, vizio di motivazione manifesto) piuttosto che sollecitare una riconsiderazione del merito, che la Corte non compie.
- Per il pubblico ministero che chiede misure cautelari è strategico documentare la convergenza di elementi (minaccia percepita, contenuto della condotta, riscontri dichiarativi e contestualizzazione territoriale) in modo da superare la soglia della gravità indiziaria.
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