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Sentenza civile

Cassazione Civile, Sentenza n. 16218/2023 del 08/06/2023

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Controversia sulla sussistenza di una servitù di passaggio (diritto di passaggio) su una strada interpoderale/strada vicinale che interessa più mappali nel comune di Arcugnano. I ricorrenti contestano la pronuncia della Corte d'appello di Venezia che aveva accolto l'appello degli eredi Scaranto/Chimenti dichiarando l'inesistenza della servitù a favore dei fondi 230, 231, 232 e a carico del mappale 235, ritenendo che, pur essendo la strada di fatto una strada interpoderale formata da porzioni appartenenti a diversi proprietari, fosse necessario un accordo tra i proprietari per la costituzione della communio incidens. In cassazione i ricorrenti hanno dedotto, tra l'altro, vizio di motivazione e contraddittorietà circa l'affermazione secondo cui sarebbe necessario un accordo tra i proprietari per la formazione della comunione della strada, oltre a censure di nullità e omissione di pronuncia su eccezioni processuali.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato i primi due motivi di ricorso (relativi a presunte nullità procedurali e omissioni di pronuncia proceduralmente dedotte) ma ha accolto il terzo e il quarto motivo, ritenendo che la Corte d'Appello abbia fornito una motivazione intrinsecamente contraddittoria e illogica nel ritenere contemporaneamente l'esistenza di una strada interpoderale formata per collatione agrorum e la necessità di un ulteriore accordo tra i proprietari per la costituzione della communio incidens. Per tali ragioni la sentenza impugnata è stata cassata e la causa è rinviata alla Corte d'Appello di Venezia in diversa composizione per nuovo esame, con la declaratoria di assorbimento del quinto e sesto motivo. La pronuncia di legittimità ha inoltre richiamato il consolidato principio secondo cui la communio incidens di una strada agraria privata sorge per il solo fatto del conferimento del sedime, in mancanza di titoli che dispongano diversamente.

Norme richiamate

  • art. 345 c.p.c.

    Richiamata dai ricorrenti per contestare omissione di pronuncia; la Corte ha ritenuto che non vi è omessa pronuncia quando la decisione contiene una statuizione implicita che risolve la questione.

  • art. 350, comma 2 c.p.c.

    Richiamato in relazione alle dedotte nullità e omissioni; la Corte non ha riconosciuto la nullità dedotta ove la decisione implichi il rigetto o l'accoglimento della questione sollevata.

  • art. 359 c.p.c.

    Evocato come norma relativa alle motivazioni e alla valutazione delle prove; la Corte ha censurato la sentenza di merito per motivazione contraddittoria e illogica, ex principî di correttezza motivazionale.

  • art. 110 e 112 c.p.c.

    Richiamati in ordine a questioni di nullità e regolarità del procedimento; la Corte non ha ritenuto fondate le censure di nullità formale prospettate dai ricorrenti.

  • art. 342 c.p.c.

    Norma sull'ammissibilità e specificità dell'appello: la Cassazione ha richiamato l'esigenza che l'atto di impugnazione contenga una chiara individuazione delle questioni e delle doglianze, e ha ritenuto i rilievi difettosi di specificità in alcuni motivi di ricorso.

  • art. 360-bis c.p.c.

    Rilevato in relazione ai limiti di ammissibilità dei motivi di cassazione per carenza di specificità e di indicazione dei punti decisivi impugnati; la Corte ha dichiarato inammissibili talune censure per difetto di specificazione.

  • d.lgs. n. 1446 del 1918, art. 1

    Riferimento normativo richiamato dai ricorrenti in tema di collazione agrorum/forme di costituzione della strada interpoderale; la Cassazione ha richiamato la giurisprudenza che interpreta la strada agraria formata per conferimento come producente la communio incidens senza necessità di un ulteriore accordo.

  • artt. 922 e 939 c.c. (e commi richiamati)

    Articoli del codice civile richiamati nella ricostruzione della proprietà e dei diritti reali; la Corte ha valutato la questione della communio incidens alla luce dei principî del diritto reale e della giurisprudenza consolidata.

  • art. 1072 c.c.

    Richiamato nella sentenza con riferimento all'istituto dell'estinzione per confusione; la Corte di Cassazione ha osservato che l'estinzione per confusione non si applica alla comunione della strada formatasi per conferimento.

  • artt. 2697 e 2729 c.c.

    Norme sul onere della prova; la Corte ha richiamato il principio secondo cui l'onere probatorio sulla qualità di erede grava su chi dice di agire in tale qualità, ma può essere meno stringente se la controparte ha accettato il contraddittorio senza tempestive contestazioni.

Massime di principio

  • La communio incidens di una strada agraria privata (strada interpoderale formata per collatione o conferimento del sedime) sorge per il solo fatto materiale del conferimento del sedime dai fondi confinanti e, in mancanza di titoli contrari, non richiede un ulteriore 'accordo' formale tra i proprietari.
  • Il giudice d'appello deve fornire una motivazione coerente, non contraddittoria e logicamente leggibile: la Cassazione annulla le decisioni la cui motivazione sia intrinsecamente contraddittoria o tale da impedire il controllo dell'iter logico-giuridico.
  • Le eccezioni processuali (es. difetto di qualità di erede) devono essere tempestivamente sollevate: l'onere di provare la qualità di erede grava su chi la invoca, ma se la controparte ha accettato il contraddittorio senza contestarla, l'eccezione tardiva può non essere efficiente.
  • In materia di impugnazioni, l'atto di appello deve indicare con sufficiente specificità le parti della decisione e i punti contestati (art. 342 c.p.c.): in mancanza di specificità le censure possono risultare inammissibili in cassazione per difetto di autosufficienza del ricorso.
  • Se la decisione di merito implica in modo chiaro l'accoglimento o il rigetto di una dedotta eccezione, non sussiste omessa pronuncia; la pronuncia implicita è sufficiente a escludere il vizio di omissione.
  • Quando la Corte di Cassazione annulla per vizio motivazionale e rinvia, la nuova valutazione deve rispettare i principi richiamati: ricostruzione non contraddittoria, corretta apportionment della prova e applicazione dei criteri di diritto reale sulla comunione e sulle servitù.

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