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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 30519/2025 del 10/09/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Richiesta di applicazione della disciplina del reato continuato (art. 81, comma 2, cod. pen.) con riguardo a undici sentenze di condanna per reati tra cui bancarotta, falso, associazione a delinquere, truffa e tentata estorsione, commessi nel periodo 1990-2018. Il ricorrente ha lamentato: (i) che il provvedimento avrebbe dichiarato inammissibile la richiesta relativamente a due gruppi di sentenze sostenendo che la continuazione fosse già stata applicata dai giudici della cognizione, mentre in realtà la domanda mirava ad ottenere il riconoscimento della continuazione tra quei gruppi; (ii) che il giudice dell'esecuzione avrebbe errato nel non riconoscere la continuazione tra tutti i fatti, non avendo adeguatamente valutato l'esistenza di un medesimo disegno criminoso; (iii) che non è stata resa una pronuncia puntuale su ciascuna richiesta subordinata formulata dalla difesa.

La decisione

Il ricorso è stato dichiarato infondato e quindi rigettato. La Corte ha ritenuto che il giudice dell'esecuzione si sia conformato ai criteri giurisprudenziali per valutare la continuazione (esame concreto di tempi e modalità, ricerca dell'unicità del disegno criminoso) e che la motivazione, seppure sintetica, sia adeguata. In particolare la Corte ha rilevato la disomogeneità dei reati e il lunghissimo arco temporale (1990-2018) come elementi incompatibili con l'esistenza di un disegno unitario preordinato sin dall'origine; ha inoltre ritenuto che la valutazione delle richieste subordinate sia complessivamente sufficiente e non viziata.

Norme richiamate

  • art. 81 cod. pen.

    art. 81, comma 2, codice penale

    La norma consente il trattamento più mite della continuazione solo se emerge una unitaria programmazione ideativa delle diverse condotte in vista di un unico fine concreto e specifico; il giudice deve compiere un concreto esame di tempi e modalità per desumere la sostanziale unicità del disegno criminoso

  • Giurisprudenza di legittimità (principi richiamati)

    es. Sez. U, n. 28659 del 18/05/2017 (Gargiulo); Sez. 2, n. 10033 del 07/12/2022; altre pronunce citate nella motivazione

    Sono indicati indici rivelatori della preordinazione unitaria: breve distanza temporale tra i fatti, omogeneità delle modalità, identità o affinità del bene giuridico tutelato, condizioni di tempo e luogo; non è sufficiente la mera abitualità o la finalità generica di profitto; la prova è in definitiva indiziaria e richiede valutazione concreta degli elementi fattuali

Massime di principio

  • Per riconoscere la continuazione ai sensi dell'art. 81 cod. pen. occorre dimostrare una programmazione unitaria delle condotte sin dal momento ideativo, non basta la ricorrenza dei reati o una scelta di vita dedita al crimine
  • Gli elementi che maggiormente orientano verso il riconoscimento della continuazione sono: la breve distanza temporale tra le azioni, l'omogeneità delle modalità esecutive e l'identità o affinità del bene giuridico offeso; anche solo alcuni di questi indici, se significativi, possono essere decisivi
  • Un lungo intervallo temporale tra i fatti è indice contrario alla continuazione, salvo che non sia documentabile una chiara giustificazione che dimostri la persistenza di un medesimo disegno criminoso
  • La valutazione della continuazione è, per sua natura, indiziaria e rimessa al giudice di merito: la motivazione può essere sintetica ma deve mostrare il concreto esame degli elementi rilevanti; la Corte di legittimità sindaca solo la logicità e l'adeguatezza della motivazione
  • Le richieste subordinate devono essere valutate e motivate nel provvedimento, ma una decisione complessiva che tenga conto delle istanze pregresse e delle parti già definite può essere ritenuta sufficientemente motivata se il percorso logico è chiaro

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