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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 27573/2026 del 22/07/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

ACCOGLIMENTO SENZA RINVIO

Favorevole al ricorrente (indagato)

La controversia

La vicenda riguarda un procedimento cautelare per asserita corruzione in cui il Tribunale di Roma, in sede di riesame ex art. 309 c.p.p., aveva parzialmente confermato l'ordinanza del GIP di Latina applicativa degli arresti domiciliari nei confronti di un consigliere comunale, sostituendo la misura domiciliare con una misura interdittiva ex art. 290 c.p.p. secondo l'impostazione accusatoria, il destinatario della cautela, insieme a funzionari comunali e ad altri soggetti collegati professionalmente, avrebbe ricevuto o pattuito utilità per favorire l'approvazione di un progetto edilizio-commerciale, in relazione al quale sarebbero stati corrisposti somme di denaro, parte delle quali fatturate da collaboratori professionali. Il ricorso deduceva tre profili: insussistenza o comunque insufficienza dei gravi indizi relativi al pactum corruttivo; erronea qualificazione giuridica del fatto come corruzione propria; carenza di attualità e concretezza delle esigenze cautelari, in particolare del pericolo di reiterazione. La Corte, senza approfondire gli ulteriori profili indiziari e qualificatori, ha ritenuto decisiva l'assenza di elementi attuali a sostegno del rischio di recidiva, osservando che i fatti erano risalenti all'ottobre 2022 e che gli indici valorizzati dal giudice di merito erano comunque estranei alla vicenda cautelare; ne ha tratto la conclusione che la misura si traduceva in una indebita anticipazione della pena e ha annullato senza rinvio sia l'ordinanza impugnata sia quella genetica, dichiarando cessata l'efficacia della misura cautelare.

La decisione

La Corte di cassazione ha annullato senza rinvio l'ordinanza del Tribunale del riesame e quella originaria del GIP, dichiarando la perdita di efficacia/cessazione della misura cautelare. Il decisum si fonda esclusivamente sul difetto di attualità delle esigenze cautelari, in particolare del pericolo di reiterazione, ritenuto non più concreto in ragione della distanza temporale dai fatti e dell'assenza di altri elementi attuali idonei a giustificare la compressione della libertà personale.

Norme richiamate

  • art. 309 c.p.p.

    norma sul riesame cautelare; il provvedimento del Tribunale è stato emesso in sede di riesame dell'ordinanza applicativa della misura

  • art. 290 c.p.p.

    misura interdittiva sostitutiva degli arresti domiciliari, mantenuta dal Tribunale al posto della custodia domiciliare

  • art. 626 c.p.p.

    disposizione richiamata per la comunicazione immediata dell'esito alla cancelleria/procuratore generale dopo l'annullamento della misura

Massime di principio

  • In tema di misure cautelari personali, il pericolo di reiterazione del reato deve risultare attuale e concreto al momento della decisione; il mero richiamo alla gravità dei fatti o a indici risalenti nel tempo non è sufficiente.
  • Quando gli elementi posti a base del pericolo cautelare sono lontani cronologicamente dai fatti e non sono accompagnati da ulteriori dati attuali, la misura non può essere mantenuta perché si trasformerebbe in una anticipazione della sanzione.
  • Nel giudizio cautelare, anche una misura solo interdittiva richiede la persistente attualità delle esigenze cautelari, poiché incide comunque su valori costituzionalmente protetti.
  • Se la Corte ritiene assorbente il difetto di attualità delle esigenze cautelari, non è necessario esaminare gli ulteriori motivi relativi ai gravi indizi o alla qualificazione giuridica del fatto.

Come è indicizzato

MaterieEsigenze cautelariImpugnazioni
RamiMisure cautelariProcesso penale
IstitutiOnere della prova

Testo integrale

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