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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 17842/2023 del 28/04/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza della Corte di Appello che aveva riconosciuto la continuazione tra alcune sentenze definitive (in particolare tra reati associativi e delitti commessi nel 1990) ma aveva escluso la continuazione con i delitti commessi nel 2012 (omicidio e tentato omicidio dei fratelli Vona). Il ricorrente deduceva vizi di motivazione per presunta contraddittorietà (la Corte avrebbe riconosciuto un'ininterrotta partecipazione al clan ma poi non la continuazione per il 2012) e violazione di legge rispetto all'art. 81 c.p., sostenendo che la giurisprudenza ammetterebbe la mera programmabilità dei reati-fine e non richiederebbe la loro concreta e specifica programmazione fin dall'origine.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto non contraddittoria la motivazione della Corte di Appello: i delitti del 1990 rientravano in una faida iniziata nel 1975 e dunque potevano rientrare in un disegno criminoso delineato già al momento dell'adesione del ricorrente (1980), mentre i delitti del 2012 erano frutto di una vendetta consequenziale all'uccisione del capo-cosca Manfreda (evento del 2012) e quindi riconducibili a fatti contingenti non prevedibili e non deliberati nelle linee essenziali fin dall'origine. La Cassazione ha richiamato il principio secondo cui grava sul condannato che invoca la continuazione l'onere di allegare elementi specifici e concreti che dimostrino la deliberazione, almeno nelle linee essenziali, di tutti i reati come parte di un medesimo disegno criminoso. Conseguenza: rigetto del ricorso e condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 81 cod. pen.

    Riferimento alla disciplina della continuazione tra reati; la Corte valuta l'applicabilità in base alla prova che i reati siano stati deliberati, almeno nelle linee essenziali, come parte di un unico disegno criminoso

  • Ordinanza Corte di Appello di Catanzaro (23/05/2022)

    "unificati dalla volontà dell'agente di fortificare e rafforzare, anche attraverso l'eliminazione fisica degli avversari, l'egemonia della \"locale\" di ndrangheta di Petilia Policastro nei territori del crotonese e dintorni"

    La Corte territoriale ha spiegato la distinzione tra reati riconducibili a un disegno criminoso organico e reati conseguenti a fatti contingenti (vendetta dopo l'uccisione del capo), motivando la scelta di riconoscere la continuazione solo per talune fattispecie

  • Giurisprudenza di legittimità (Sez. 5, Sent. n. 21326/2010 - Fanelli; Sez. 1, Sent. n. 35806/2016 - D'Amico; Sez. 1, n. 23818/22 - Toscano; Sez. 1, n. 1534/2017 - Giglia)

    Principio consolidato secondo cui chi invoca la continuazione deve allegare elementi specifici e concreti da cui desumere che i reati siano stati deliberati fin dall'inizio come parti di un unico disegno criminoso; non è sufficiente la mera contiguità cronologica, l'identità dei titoli di reato o altri indici di abitualità

Massime di principio

  • La continuazione tra reato associativo di tipo mafioso e reati-fine richiede elementi che permettano di ritenere che i reati-fine fossero programmabili o deliberati, almeno nelle linee essenziali, già al momento dell'adesione al sodalizio; la mera appartenenza all'associazione non basta.
  • Spetta a chi chiede il riconoscimento della continuazione (o a chi vi fa affidamento) fornire elementi specifici e concreti — oltre alla semplice contiguità cronologica o all'identità dell'autore — per dimostrare l'esistenza di un progetto criminoso unitario.
  • Eventi successivi, imprevedibili al momento dell'adesione (es. omicidio del capo e conseguente vendetta), possono escludere la continuazione se i reati risultano sorti come azioni contingenti non previste nell'originario disegno criminoso.
  • Le valutazioni di merito della Corte territoriale circa la sussistenza della continuazione sono sindacabili dalla Cassazione solo nei limiti della verifica di logicità e correttezza dell'interpretazione della legge; motivazione dettagliata e coerente della Corte d'appello è decisiva.
  • Nel formulare istanze di riconoscimento della continuazione è utile documentare elementi fattuali (piani, decisioni interne, conversazioni, ruoli e deliberazioni) che colleghino i reati-fine all'originario progetto associativo, anziché limitarsi a elementi indiziari generici.

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