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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 31797/2023 del 21/07/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Calabrò impugna la conferma delle condanne per quattro fatti di evasione (20.6.2020, 21.6.2020, 24.6.2020, 16.7.2020). Deduce violazione di legge e vizio di motivazione: sostiene l'assenza dell'elemento psicologico dell'evento illecito perché riteneva che la zona antistante (una corte/striscia di terreno "strada" antistante l'abitazione) fosse pertinenza e quindi accessibile in forza del contratto di locazione; richiama deposizioni (Perdichizzi, Buonamico, Segreto) e documentazione a sostegno che la porzione di terreno fosse stata intesa come compresa nella locazione e che, per il fatto del 16.7.2020, era intervenuto per un problema alla erogazione dell'acqua.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che i giudici di merito avessero adeguatamente motivato: hanno accertato i locali e le circostanze dei singoli episodi (es.: presenza nella cucina altrui il 16.7.2020; sotto la tettoia il 20.6.2020; all'esterno della propria abitazione il 21.6.2020; innaffiava un'aiuola il 24.6.2020) e hanno chiarito che il contratto di locazione comprendeva solo il locale al pianterreno e non le pertinenze. La corte ha inoltre accertato che la striscia di terreno era di proprietà privata dei Perdichizzi e non una pertinenza locata al ricorrente. Il motivo di ricorso è stato ritenuto strutturalmente inammissibile perché non si confronta con la motivazione di merito che ha escluso che quello spazio fosse compreso nella locazione. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 385 cod. pen. (evasione)

    Si precisa la nozione di "abitazione" agli effetti dell'art. 385 c.p.: è lo spazio fisico delimitato dall'unità abitativa in cui la persona conduce la vita domestica, escludendo le pertinenze salvo quegli ambiti aperti o scoperti che costituiscano parte integrante dell'unità immobiliare (es. balconi, terrazzi, cortili interni). La detenzione domiciliare deve svolgersi in modo analogo alla misura intra muraria.

  • Giurisprudenza: Sez. 6, n. 47317 del 28/10/2016, "Di Carlo" (Rv. 268500)

    Sez. 6, n. 47317 del 28/10/2016, Di Carlo, Rv. 268500

    Precedente richiamato per affermare che spazi esterni alla recinzione/strada adiacente l'abitazione non rientrano nell'area protetta dalla detenzione domiciliare e possono integrare il requisito materiale dell'evasione quando il ristretto vi si trovi "all'esterno" dell'unità abitativa.

Massime di principio

  • Per configurare l'evasione ai sensi dell'art. 385 c.p. occorre che il soggetto si trovi al di fuori dello spazio fisico che costituisce l'unità abitativa entro i limiti della vita domestica; aree esterne o strade anche private non sono automaticamente pertinenze della detenzione domiciliare.
  • Se si vuol sostenere che una porzione di terreno esterna è compresa nella "abitazione" o nella locazione, grava sull'interessato (o su chi impugna) fornire elementi chiari e confrontarsi specificamente con la motivazione di merito che ha escluso la pertinenza: mere affermazioni o deposizioni generiche non sono sufficienti.
  • La presenza all'interno dell'abitazione di terzi (es. essere trovato nella cucina di un'altra persona) rende particolarmente solida la configurazione dell'evasione, salvo prova contraria sul consenso/permesso che fosse idonea a escludere l'elemento psicologico del reato.
  • In sede di cassazione i motivi che non si confrontano puntualmente con le motivazioni dei giudici di merito sono spesso dichiarati inammissibili: è indispensabile provare l'errore dei giudici spiegando perché le loro conclusioni siano illogiche o contraddittorie rispetto alle prove.
  • La qualificazione di spazi esterni (cortili, giardini, strade private) come pertinenze richiede accertamenti oggettivi (contratti, titolarità, delimitazioni) e non può ricavarsi esclusivamente da percezioni soggettive dell'imputato.

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