Sentenza n. 90/2026 - Palermo, Sezione 1
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: Mancata esecuzione della sentenza del Tribunale Regionale delle Acque Pubbliche per la Sicilia che aveva condannato il Comune al pagamento dell'indennizzo ex art. 42-bis d.P.R. 327/2001, delle spese di giudizio e delle spese di CTU
Esito
Favorevole al ricorrente (proprietari)
Prevale il privato
La controversia
I ricorrenti hanno proposto giudizio di ottemperanza per ottenere l'attuazione del giudicato formatosi sulla sentenza n. 82 del 21 gennaio 2025 del Tribunale Regionale delle Acque Pubbliche per la Sicilia. Tale sentenza aveva condannato il Comune al pagamento di euro 81.828,50, oltre interessi legali dalla data della decisione fino al soddisfo, di euro 10.109,80 per spese di giudizio, oltre accessori di legge, e di euro 6.236,96 per spese di CTU. I ricorrenti hanno chiesto l'ordine di pagamento della somma complessiva indicata in euro 102.331,21, oltre interessi, la nomina di un commissario ad acta in caso di ulteriore inadempimento e la condanna al pagamento di una penalità di mora. La sentenza da eseguire era stata notificata al Comune il 3 febbraio 2025, ne era stata documentata la definitività ed era decorso il termine dilatorio previsto per le azioni esecutive nei confronti delle pubbliche amministrazioni dall'art. 14 d.l. 669/1996, convertito in l. 30/1997. Il Comune non si è costituito e non ha dedotto alcunché sulle somme dovute.
La decisione
Il TAR ha ritenuto fondato il ricorso di ottemperanza, verificando la notificazione e la definitività del giudicato e il decorso del termine dilatorio per l'esecuzione nei confronti della pubblica amministrazione. Ha ordinato al Comune di dare esecuzione alla sentenza entro 60 giorni dalla comunicazione amministrativa della decisione, ovvero dalla sua notificazione su istanza di parte se anteriore. Ha nominato sin d'ora il Prefetto di Palermo, o un funzionario delegato munito della necessaria professionalità, quale commissario ad acta, con il compito di provvedere all'esecuzione entro 60 giorni dalla scadenza del termine assegnato al Comune in caso di ulteriore inadempimento. Il dispositivo non reca una specifica statuizione sulla penalità di mora richiesta dai ricorrenti. Il Comune è stato condannato al pagamento delle spese del giudizio di ottemperanza, liquidate in euro 1.500,00 oltre accessori di legge.
Norme richiamate
La sentenza da eseguire è stata depositata in formato telematico con attestazione di conformità all'originale ai fini del giudizio di ottemperanza.
art. 14 d.l. 669/1996, convertito in l. 30/1997
Il decorso del termine dilatorio previsto per le azioni esecutive nei confronti della pubblica amministrazione costituisce presupposto per procedere all'esecuzione del giudicato.
Costituisce il titolo sostanziale dell'indennizzo per acquisizione sanante riconosciuto dalla sentenza oggetto di ottemperanza.
Massime di principio
- Nel giudizio di ottemperanza contro una pubblica amministrazione, la notificazione della sentenza, la documentazione della sua definitività e il decorso del termine dilatorio previsto dalla legge per l'esecuzione nei confronti della PA consentono al giudice amministrativo di ordinare all'amministrazione l'adempimento del giudicato.
- In caso di persistente inadempimento dell'amministrazione dopo il termine assegnato dal giudice dell'ottemperanza, il commissario ad acta può essere nominato già nella sentenza, con decorrenza dei suoi poteri dalla scadenza del termine assegnato all'amministrazione.
- Il commissario ad acta deve essere individuato in una figura dotata della necessaria professionalità e può operare entro un termine espressamente stabilito dal giudice per dare attuazione al giudicato.
- L'amministrazione rimasta non costituita e che non contesti le somme dovute non impedisce l'accoglimento dell'azione di ottemperanza quando il giudicato e l'inadempimento risultino documentati.
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