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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 34138/2024 del 10/09/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del 13/02/2024 che aveva rigettato l'applicazione della disciplina della continuazione tra due condanne per truffa (Corte d'appello di Messina 19/02/2021, irrevocabile 13/12/2022: 1 anno e C 800, art. 640 comma 2 n.2-bis; Corte d'appello di Salerno 03/05/2022, irrevocabile 14/03/2023: 6 mesi e C 100, art. 640). Il ricorso denunciava omissione di motivazione sugli ulteriori indici di unitarietà del disegno criminoso diversi dal dato temporale (modalita' di condotta su piattaforme elettroniche, movente economico, identita' del titolo di reato) e sosteneva che i nove mesi tra i fatti non escludevano la continuazione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso nei limiti indicati, annullando l'ordinanza impugnata e rinviando per nuovo giudizio al Tribunale di Nocera Inferiore in diversa persona fisica. La Corte ha ritenuto che il giudice dell'esecuzione si sia limitato ad escludere la continuazione solo sulla base della distanza temporale tra i fatti, senza valutare compiutamente gli altri indicatori (omogeneita' dei reati, modo di operare, movente, sistematicita', programmazione). Ha richiamato l'orientamento delle Sezioni Unite (n. 28659/2017) che impone un esame approfondito e complessivo di tutti gli indici rilevanti ai fini dell'art. 81 c.p.

Norme richiamate

  • art. 640 c.p. (truffa), comma 2 n. 2-bis

    Indicata come la norma sostanziale che ha qualificato i reati contestati; la Corte rileva l'omogeneita' delle violazioni ai fini dell'analisi della continuazione

  • art. 81 c.p. (continuazione)

    Norma richiamata come criterio per accertare la continuazione; la Corte sottolinea che la sua applicazione richiede la valutazione complessiva di tutti gli indici di unitarieta' del disegno criminoso

  • Sez. un., n. 28659 del 18/05/2017 (giurisprudenza)

    Precisa che il riconoscimento della continuazione necessita di un approfondito esame di concreti indicatori (omogeneita' dei reati, contiguita' spazio-temporale, modus operandi, sistematicita', programmazione), e che il giudice deve verificare se i successivi reati fossero programmati già al momento del primo

  • Sez. 2, n. 10539 del 10/02/2023 e Sez. 1, n. 17878 del 25/01/2017 (giurisprudenza)

    Confermano che il giudice dell'esecuzione deve desumere il medesimo disegno criminoso da elementi indizianti e non puo' escludere la continuazione senza aver valutato tutti gli altri indicatori; e' sufficiente l'esistenza di alcuni indici significativi purché valutati nel loro insieme

Massime di principio

  • Per riconoscere la continuazione il giudice (anche dell'esecuzione) deve esaminare complessivamente tutti gli indicatori rilevanti: omogeneita' del bene giuridico, contiguita' spazio-temporale, identita' del titolo di reato, analogia del modus operandi, movente economico, sistematicita' e programmazione degli atti criminosi.
  • La mera distanza temporale fra i reati, anche se significativa, non e' di per se sufficiente ad escludere la continuazione se non e' valutata insieme agli altri indici.
  • E' sufficiente la presenza di alcuni indicatori particolarmente significativi, purché il giudice valuti il loro rilievo complessivo e motivi questa valutazione.
  • Se il provvedimento motivazionale si limita a uno o pochi indici e non considera gli altri fattori rilevanti, e' soggetto ad annullamento con rinvio per nuovo esame.
  • In fase esecutiva l'onere motivazionale del giudice è rafforzato: deve esplicitare l'analisi degli indicatori indicati dalla giurisprudenza, seguendo i criteri stabiliti dalle Sezioni Unite

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