Cassazione Penale, Sentenza n. 3075/2025 del 27/01/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Perugini impugna la sentenza che lo aveva condannato per il reato di calunnia: durante un processo in cui era imputato per false dichiarazioni finalizzate all'ottenimento del gratuito patrocinio, avrebbe falsamente accusato il proprio difensore di aver compilato il modulo attestante condizioni reddituali "non conformi alla realtà"; il ricorrente deduce vizio di motivazione e sostiene che le accuse false erano scriminate dall'"esercizio del diritto di difesa" (art. 51 c.p.), poiché, a suo dire, non aveva altra via per sottrarsi alla responsabilità penale.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso e confermato la sentenza di merito: ha ritenuto non provata e non adeguatamente argomentata la circostanza che la menzogna fosse l'unico mezzo indispensabile e proporzionato per confutare l'accusa; ha richiamato il contrasto giurisprudenziale sul rapporto tra diritto di difesa e calunnia, ma ha ritenuto inconferente la linea favorevole alla scriminante nel caso concreto, perché il ricorrente non ha dimostrato l'assenza di alternative funzionali; ha quindi confermato la condanna per calunnia e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali.
Norme richiamate
menzionato nel testo come causa di possibile scriminante
La Corte ha esaminato l'allegazione secondo cui l'art. 51 potesse scriminare la falsa accusa nell'esercizio del diritto di difesa; ha comunque ritenuto che, anche se esistesse un orientamento che ammette limitatamente la scriminante quando la menzogna sia l'unico mezzo indispensabile e strettamente essenziale, nel caso concreto il ricorrente non ha dimostrato tale indispensabilità, quindi la scriminante non opera
reato di calunnia (art. 368 c.p.)
La Corte ha confermato che l'elemento materiale e soggettivo della calunnia è integrato quando l'imputato attribuisce falsamente a un'altra persona la responsabilità di un reato pur conoscendone l'innocenza; ha richiamato la giurisprudenza che distingue tra mera difesa (negazioni) e iniziative volte a coinvolgere ingiustamente terzi con accuse specifiche e circostanziate
giurisprudenza della Corte di Cassazione
La sentenza richiama e confronta due filoni interpretativi: uno più favorevole alla scriminante della difesa quando la menzogna sia l'unico mezzo essenziale (alcuni arresti di Sez. 6), e un altro prevalente che limita la scriminante quando l'imputato assume iniziative dirette a coinvolgere specificamente persone innocenti; la Corte ritiene prevalente la tutela della vittima e la necessità di un rigoroso bilanciamento dei valori costituzionali, e inoltre richiede al ricorrente di provare l'assenza di alternative
Massime di principio
- La mera negazione o difesa non giustifica l'accusa calunniosa: accusare specificamente e circostanziatamente un innocente integra la calunnia salvo estrema e provata necessità
- Se si invoca la scriminante del diritto di difesa (art. 51 c.p.) per giustificare una falsa accusa, grava sul difensore che la deduce l'onere di dimostrare che non esisteva alcuna alternativa ragionevole e che la menzogna era strettamente essenziale e proporzionata
- I giudici tendono a privilegiare la tutela della reputazione delle persone e l'integrità del procedimento penale; pertanto l'orientamento che tollera false accuse è applicato con estrema cautela e solo in presenza di puntuali prove sulla necessità
- Accuse contro il proprio difensore (o altri soggetti coinvolti nella causa) sono particolarmente difficili da considerare giustificabili e richiedono una documentazione molto rigorosa dell'impossibilità di difendersi in altro modo
- In presenza di contrasto giurisprudenziale, i tribunali richiederanno argomentazioni fattuali solide e specifiche prima di estendere la scriminante della difesa a condotte che coinvolgono terzi innocenti
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