Sentenza n. 16535/2026 - Roma, Sezione 4Q
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: Graduatoria definitiva dei programmi ammessi a valutazione per l’accesso ai Contratti di Filiera, i relativi atti di valutazione e il silenzio sull’istanza di accesso documentale; con motivi aggiunti, i verbali di riesame della Commissione e gli atti istruttori ostesi
Esito
La controversia
La società, proponente di un programma nell’ambito dell’avviso per l’accesso ai Contratti di Filiera finanziati con risorse PNRR, contestava il punteggio definitivo di 80,76, corrispondente alla 229ª posizione e non finanziabile, rispetto agli 85,86 punti e alla 108ª posizione della graduatoria provvisoria. Con il ricorso introduttivo deduceva: il silenzio sull’istanza del 12 febbraio 2024 e l’indispensabilità dell’accesso agli atti valutativi, senza ostacoli di riservatezza; la carenza di motivazione dell’attribuzione numerica dei punteggi; l’omesso o inadeguato riesame nonostante le previsioni dell’avviso e l’istanza presentata; il mancato rispetto delle fasi e dei tempi previsti dalla lex specialis; l’erroneità del punteggio finale, sostenendo che le spettassero 88,83 punti. Dopo l’ostensione disposta in corso di causa e la produzione degli atti valutativi, con motivi aggiunti contestava la completezza della documentazione inizialmente trasmessa e, nel merito, le valutazioni della Commissione e la riduzione del punteggio risultante dai verbali di riesame. Chiedeva l’annullamento degli atti e l’ulteriore ostensione. In seguito, per effetto di nuovi fondi e dello scorrimento della graduatoria, la società ha sottoscritto il Contratto di Filiera e ha dichiarato definita bonariamente la lite.
La decisione
Il TAR ha dichiarato cessata la materia del contendere ai sensi dell’art. 34, comma 5, c.p.a., senza pronunciarsi nel merito sulle censure relative all’accesso, alla motivazione, al procedimento di riesame, ai tempi e all’attribuzione del punteggio. Ha ritenuto che la sottoscrizione del Contratto di Filiera e il correlato riconoscimento del beneficio economico, intervenuti in seguito allo scorrimento della graduatoria, soddisfacessero integralmente la pretesa sostanziale e facessero venir meno ogni utilità concreta conseguibile dall’annullamento degli atti impugnati. Le spese sono state compensate per la complessità delle questioni e il contegno processuale delle parti.
Norme richiamate
ai fini della pronuncia di merito contemplata all’art. 34, comma 5, c.p.a., e, conseguentemente, della declaratoria di cessazione della materia del contendere, costituiscono presupposti necessari il pieno soddisfacimento, per fatto dell’Amministrazione ed in via extragiudiziale, della pretesa originaria e successivamente azionata con la domanda giudiziale, della quale viene riconosciuta la fondatezza, e il correlato conseguimento del bene della vita cui aspira il ricorrente, in modo tale da rendere inutile la prosecuzione del processo stante l’oggettivo venir meno della lite
La cessazione della materia del contendere presuppone il pieno soddisfacimento extragiudiziale, per fatto dell’amministrazione, della pretesa azionata e il conseguimento del bene della vita, così che non residui un’utilità concreta dalla prosecuzione del giudizio.
Massime di principio
- La cessazione della materia del contendere richiede che, per fatto dell’amministrazione e fuori dal processo, il ricorrente abbia ottenuto integralmente il bene della vita richiesto; deve inoltre essere venuta meno ogni utilità concreta conseguibile con la decisione sulla domanda.
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