Cassazione Penale, Sentenza n. 46031/2023 del 15/11/2023
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Pereira ha impugnato l'ordinanza che aveva accolto l'appello cautelare del Pubblico Ministero e disposto il sequestro preventivo diretto e per equivalente sino a €126.483,61, contestando la mancanza di motivazione in relazione al fumus commissi delicti e la presunta errata applicazione dell'art. 321 c.p.p. (soprattutto riguardo alla valutazione del periculum in mora e alla valutazione del patrimonio dell'indagato, anche alla luce della sua residenza e redditi esteri). In sintesi il ricorrente ha dedotto che il Tribunale del riesame si era limitato a riepilogare le imputazioni senza confrontarsi con gli atti investigativi, le dichiarazioni rese in interrogatorio e le censure difensive.
La decisione
La Corte ha accolto il ricorso rilevando che il Tribunale di Firenze non ha fornito una motivazione adeguata sul fumus commissi delicti: si è limitato a sintetizzare le imputazioni senza analizzare le risultanze investigative né confutare le specifiche deduzioni difensive. Per tale violazione di legge la Corte ha annullato l'ordinanza impugnata e ha rinviato la causa per nuovo giudizio a diversa sezione del Tribunale di Firenze ai sensi dell'art. 325 c.p.p. e dell'art. 324, comma 5 c.p.p. (non è stata esaminata nel merito la fondatezza delle altre censure perché l'accoglimento del primo motivo ha reso superfluo il resto).
Norme richiamate
Richiamato come parametro per distinguere il livello probatorio: il fumus commissi delicti per il sequestro preventivo non richiede i "gravi indizi" di cui all'art. 273, ma comunque necessita di concreti e persuasivi elementi indiziari riconducibili alla condotta dell'indagato.
Citato dalla difesa come norma collegata alla critica dell'operato del giudice del riesame (soprattutto in tema di motivazione sul periculum in mora); la Corte richiama l'obbligo di motivazione del giudice del riesame rispetto alle deduzioni difensive quando valuta i presupposti cautelari.
Fondamento giuridico dell'annullamento: la violazione di legge derivante dall'assenza o dalla motivazione apparente dell'ordinanza cautelare è sindacabile in Cassazione con conseguente annullamento e rinvio.
art. 324, comma 5 cod. proc. pen.
Norma richiamata per il rinvio ad altra sezione del Tribunale competente a riesaminare la questione dopo l'annullamento dell'ordinanza impugnata.
Massime di principio
- Per disporre un sequestro preventivo il giudice deve accertare il fumus commissi delicti mediante elementi concreti e persuasivi, non limitandosi a una mera ricostruzione astratta dei fatti.
- Nella valutazione cautelare il giudice è tenuto a confrontarsi con le deduzioni e le prove difensive: occorre dare risposta, anche sintetica ma puntuale, alle obiezioni rilevanti sollevate dalla difesa; l'omissione di tale confronto integra vizio di motivazione.
- La mera ricostruzione delle contestazioni non sostituisce l'analisi delle risultanze investigative; il sindacato di legittimità può annullare il provvedimento se manca motivazione sufficiente sul profilo indiziario.
- Chi chiede il sequestro deve documentare non solo l'astratta riconducibilità del profitto al reato, ma anche il concreto rischio di dissipazione (periculum in mora); analogamente, la difesa deve produrre e indicare elementi che possano essere adeguatamente valutati e confutati dal giudice.
- In presenza di rilievi sulla motivazione il rimedio corretto può essere l'annullamento con rinvio ad altra sezione per nuovo riesame: il nuovo giudice dovrà valutare i profili cautelari dando conto specifico delle obiezioni difensive.
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