Cassazione Penale, Sentenza n. 29038/2026 del 30/07/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente (indagato)
La controversia
Nel corso di un procedimento per sfruttamento della prostituzione e ricettazione, erano state sequestrate somme di denaro per complessivi euro 163.550,00 rinvenute a seguito di perquisizione del luogo di lavoro e dell'abitazione dell'indagato. Il giudice per le indagini preliminari aveva accolto l'opposizione al decreto del pubblico ministero che aveva rigettato l'istanza di dissequestro, disponendo la restituzione del denaro all'avente diritto. Il pubblico ministero ricorreva per cassazione deducendo vizio di motivazione, sostenendo che il giudice non avesse affrontato il tema della necessaria restituzione all'effettivo avente diritto, cioè al soggetto che risultasse titolare legittimo della res ablata, per proprietà, altro diritto reale o legittimo possesso.
La decisione
La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto che il motivo fosse manifestamente infondato perché la decisione impugnata non si discostava dal principio secondo cui la restituzione delle cose sequestrate all'avente diritto non può avvenire automaticamente sulla base della mera rivendicazione, ma richiede la prova positiva dello ius possidendi. Nel caso concreto, la formula adottata dal giudice e la restituzione disposta erano conformi al quadro giurisprudenziale richiamato; pertanto il ricorso non poteva ottenere una tutela maggiore rispetto a quanto già riconosciuto dal provvedimento impugnato.
Norme richiamate
mancanza, contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione
è stato il parametro invocato dal ricorrente per censurare il provvedimento, ma la Corte ha ritenuto il motivo infondato
artt. 610, comma 5, e 611, comma 1-bis, c.p.p.
disciplinano la trattazione del ricorso in camera di consiglio senza presenza delle parti in mancanza di richiesta di trattazione orale
richiamato in relazione ai profili di vizio di motivazione dedotti dal pubblico ministero
Massime di principio
- Quando la restituzione di una cosa sequestrata è disposta "all'avente diritto", l'esecuzione del provvedimento richiede l'accertamento effettivo della titolarità del diritto alla restituzione in capo al richiedente; non basta una mera allegazione o rivendicazione.
- La restituzione di somme sequestrate postula la prova positiva dello ius possidendi o di un titolo giustificativo idoneo, da valutarsi rigorosamente; non opera una presunzione favorevole fondata sulla sola disponibilità materiale o su meri indici formali come l'intestazione di un conto.
- In materia di restituzione di cose sequestrate, l'assenza di richieste di terzi o di prova dell'altruità del bene non esonera dall'onere di verificare il diritto del richiedente: l'autorità procedente deve comunque accertare una relazione giuridicamente qualificata tra il bene e chi ne domanda la restituzione.
- Il ricorso per cassazione è inammissibile per manifesta infondatezza quando censura una decisione che si è limitata ad applicare correttamente il criterio della restituzione all'avente diritto, senza introdurre un concreto vizio motivazionale o giuridico.
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