Cassazione Penale, Sentenza n. 43323/2023 del 25/10/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Il ricorso deduceva carenza di motivazione rispetto al presunto pericolo di reiterazione di reati in materia di stupefacenti. Giordano era stato ritenuto organizzatore di una piazza di spaccio (approvvigionamento, occultamento, rifornimento dei pusher e recupero del denaro) e il Tribunale, accogliendo l'appello del Pubblico ministero ex art. 310 c.p.p., aveva disposto gli arresti domiciliari. La difesa contestava che il Tribunale, pur avendo riconosciuto il percorso riabilitativo dell'imputato (detenzione, custodia domiciliare, affidamento in comunità terapeutica), non avesse spiegato perché tale percorso non fosse invece sufficiente a escludere l'attualità del pericolo di recidiva, specie alla luce del significativo intervallo temporale dai fatti (2019) e dell'assenza di condotte negative successive.
La decisione
La Corte ha ritenuto il ricorso fondato. Pur rilevando che il Tribunale aveva considerato un episodio del 2020 come elemento a favore della sussistenza del pericolo di reiterazione, la Corte ha constatato che i giudici di merito hanno riconosciuto il percorso riabilitativo e ne hanno dedotto l'idoneità a giustificare gli arresti domiciliari anziché la custodia cautelare in carcere, senza però motivare perché tale percorso non escluda l'attualità del pericolo di recidiva nel caso concreto. Per tale motivo la Corte ha annullato l'ordinanza impugnata e ha rinviato il procedimento al Tribunale di Roma per un nuovo giudizio e per un supplemento di motivazione (competente ai sensi dell'art. 309, co. 7, c.p.p.).
Norme richiamate
Consente al Pubblico ministero di proporre appello avverso l'ordinanza che respinge la richiesta di misura cautelare; nel caso in esame è stato l'istituto procedurale impiegato per ottenere la modifica della misura cautelare
Norma richiamata per individuare la competenza del giudice al quale rinviare il procedimento dopo l'annullamento; la Corte ha disposto il rinvio al Tribunale di Roma per nuovo giudizio e supplemento di motivazione
Massime di principio
- La mera affermazione del pericolo di reiterazione deve essere supportata da una motivazione specifica e collegata agli elementi concreti del caso; non è sufficiente un richiamo generico a episodi passati.
- Se il giudice riconosce un percorso riabilitativo dell'indagato (detenzione, affidamento in comunità, assenza di condotte negative), deve spiegare perché tale percorso non neutralizzi l'attualità del rischio di recidiva o perché permangano specifiche condizioni di pericolo.
- La presenza di un episodio successivo non basta da sola a giustificare la misura cautelare se non si valuta e si argomenta come esso incida concretamente sulla probabilità di futura commissione di reati simili.
- L'appello del Pubblico ministero ex art. 310 c.p.p. è strumento legittimo per ottenere una revisione della misura cautelare, ma la decisione di merito deve comunque dare adeguata, motivata risposta alle circostanze favorevoli all'imputato.
- Il giudice che omette di fornire una motivazione su punti decisivi commette vizio che può determinare l'annullamento con rinvio per supplemento di motivazione.
- In presenza di elementi di riabilitazione (lungo intervallo temporale, soggiorno in comunità protetta, assenza di recidive), la difesa ha buone argomentazioni per contestare il pericolo di reiterazione e ottenere misure meno afflittive o l'esclusione di misure cautelari.
- Il rinvio disposto dalla Corte comporta che il giudice di merito deve riesaminare il quadro probatorio e motivare specificamente la persistenza o meno del rischio per ciascuna misura valutata.
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