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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 17866/2022 del 04/05/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il Procuratore Generale ha impugnato la sentenza della Corte d'appello di Bari che aveva assolto Patetta perché il fatto non sussiste, sostenendo che la Corte aveva errato nel non procedere alla riqualificazione del fatto in termini di induzione indebita (art. 319-quater c.p.). I fatti dedotti consistono in plurime occasioni in cui il pubblico ufficiale, in uniforme e durante il servizio, si recava presso la pescheria di proprietà dei coniugi Caradonna, ordinava prodotti ittici e non provvedeva mai al pagamento, con carattere abituale. Il ricorso deduce che tale condotta, percepita dal titolare come sorretta dalla veste di pubblico ufficiale e idonea a suscitare soggezione e timore di controlli, avrebbe dovuto essere qualificata almeno come induzione indebita, stante la persistenza di un comportamento di persuasione/pressione morale che ha determinato l'astensione dal pretendere il pagamento.

La decisione

La Corte Suprema ha accolto il ricorso ritenendolo fondato. Ha censurato la Corte d'appello per avere omesso un corretto inquadramento giuridico della condotta, non avendo valutato adeguatamente l'abuso della qualità di pubblico ufficiale, l'idoneità della condotta ad ingenerare soggezione nel titolare della pescheria e il nesso causale tra tale condotta e i mancati pagamenti. Ha richiamato la distinzione giurisprudenziale tra concussione (abuso costrittivo con violenza/minaccia di danno contra ius) e induzione indebita (pressione morale o persuasione con più tenue capacità di condizionamento, volta a conseguire un vantaggio personale). Poiché la valutazione era frammentaria e apodittica, la sentenza impugnata è stata annullata e la causa rinviata per nuovo esame ad altra sezione della Corte d'appello di Bari.

Norme richiamate

  • art. 317 cod. pen.

    Riferita alla fattispecie della concussione; la sentenza di merito aveva escluso la configurabilità di questo reato perché non ravvisava violenza o minaccia idonea a costringere la vittima a cedere; la Cassazione richiama la distinzione rispetto all'induzione indebita

  • art. 319-quater cod. pen.

    Norma sull'induzione indebita a dare o promettere utilità; la Suprema Corte ritiene che la condotta dell'imputato dovesse essere valutata anche alla luce di questa fattispecie, verificando se la pressione morale o la suggestione abbiano prodotto l'acquiescenza del titolare della pescheria

  • art. 81 cod. pen.

    Richiamato nel capo di imputazione originario (concorso di reati) ma non specificamente sviluppato nella motivazione; presente nel quadro fatto-reato di riferimento

  • Sez. U. n. 12228 del 24/10/2013 (Maldera)

    Giurisprudenza consolidata richiamata per la distinzione tra concussione e induzione indebita: la concussione comporta un abuso costrittivo con danno contra ius; l'induzione indebita riguarda pressioni morali o persuasione con più tenue valore condizionante

Massime di principio

  • Occorre valutare sempre il ruolo della qualità di pubblico ufficiale e se il suo comportamento abbia concretamente sfruttato tale veste per indurre soggezione nella vittima
  • Per distinguere concussione e induzione indebita va ricostruito l'effetto reale sul destinatario: se la libertà di determinazione è gravemente limitata da una minaccia implicita o esplicita si configura concussione; se prevale una pressione morale o persuasione con margini decisionali residui si configura induzione indebita
  • La presenza di comportamento abituale del pubblico agente (ripetute forniture gratuite) e di elementi probatori quali imbarazzo, timore di controlli, mancata contestazione del pagamento sono indicatori che giustificano un esame approfondito del nesso causale tra condotta e acquiescenza
  • Il giudice deve motivare specificamente perché la vittima si sia assoggettata: non è sufficiente affermare genericamente un timore riverenziale; va verificata l'esistenza di una percezione concreta del rischio di conseguenze connesse alle funzioni dell'agente
  • Nei casi di 'zone grigie' è necessario operare una concreta disamina degli elementi probatori al fine di stabilire la prevalenza dell'elemento costrittivo o di quello persuasivo, con conseguente diversa qualificazione giuridica
  • In assenza di valutazione adeguata del nesso causale e dell'idoneità della condotta a determinare l'assoggettamento, la decisione di merito è potenzialmente annullabile con rinvio per nuovo esame

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