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Ordinanza

Ordinanza n. 1741/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 4

per la riforma della sentenza del Tribunale amministrativo regionale per la Puglia (Sezione II) n. 220 del 16 febbraio 2026

Giustizia amministrativa202603037

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
Consiglio di Stato, Sez. IVOrdinanza cautelareAzione di annullamento

Atto impugnato: Sentenza del TAR Puglia, Sez. II, n. 220 del 16 febbraio 2026, che aveva annullato l’ordinanza del Vicesindaco di bonifica e ripristino delle aree interessate dallo sversamento abusivo di rifiuti e dalla realizzazione di un rilevato abusivo

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (proprietari)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il Comune di Foggia ha appellato la sentenza con cui il TAR aveva accolto il ricorso proposto dai proprietari e usufruttuari dei fondi contro l’ordinanza del Vicesindaco n. 76 del 13 novembre 2025, avente a oggetto la bonifica e il ripristino delle aree interessate dall’abbandono abusivo di rifiuti, prevalentemente materiale inerte proveniente da demolizioni, e dalla realizzazione di un rilevato abusivo. In via incidentale, il Comune ha chiesto la sospensione cautelare dell’esecutività della sentenza appellata, sostenendo la responsabilità dei proprietari e usufruttuari per l’illecito ambientale ed edilizio commesso da terzi ignoti, in ragione della mancata adozione di misure di custodia efficaci e permanenti. Ha inoltre dedotto il pericolo derivante dalla permanenza dell’inquinamento, dal rischio di nuovi sversamenti abusivi e dal potenziale danno erariale. Gli appellati hanno contestato ogni responsabilità dolosa o colposa, rappresentando di avere adottato cautele idonee a impedire l’accesso ai fondi, tra cui una sbarra di ferro e blocchi di cemento, successivamente divelti o spostati da ignoti, e di avere tempestivamente denunciato le violazioni, documentate anche mediante videosorveglianza.

La decisione

Il Consiglio di Stato ha respinto la domanda cautelare di sospensione dell’esecutività della sentenza del TAR per difetto del periculum in mora, inteso come rischio imminente di un pregiudizio grave e irreparabile per il Comune. Il Collegio ha rilevato che l’amministrazione non aveva prospettato, nella fase cautelare, un ulteriore e imminente rischio ambientale diverso dalla mera permanenza dei rifiuti già presenti e posti a fondamento dell’ordinanza annullata. Inoltre, non erano stati forniti nuovi elementi idonei a ricondurre, con apprezzabile grado di sicurezza, lo sversamento alla responsabilità, anche omissiva, dei proprietari e usufruttuari. Il Comune è stato condannato alla rifusione delle spese della fase cautelare, liquidate in 2.000 euro oltre accessori di legge.

Norme richiamate

  • art. 98 c.p.a.

    Visto l'art. 98 cod. proc. amm.

    La domanda cautelare in appello è stata esaminata nell’ambito del giudizio di appello contro la sentenza di primo grado.

Massime di principio

  • La sospensione cautelare dell’esecutività di una sentenza appellata richiede la dimostrazione di un periculum in mora costituito da un rischio imminente di pregiudizio grave e irreparabile per la parte istante.
  • La mera permanenza di una situazione già esistente e posta a fondamento del provvedimento amministrativo annullato non integra, di per sé, un rischio cautelare ulteriore e imminente, se non sono indicati concreti elementi di aggravamento o nuovi pericoli.
  • In sede cautelare, l’amministrazione che invochi la responsabilità dei proprietari per un illecito ambientale commesso da terzi ignoti deve prospettare elementi concreti idonei a collegare, con apprezzabile grado di sicurezza, lo sversamento anche a una condotta omissiva colposa dei proprietari.

Come è indicizzato

MaterieRifiutiTutela cautelare
RamiAmbienteProcesso amministrativo
IstitutiTutela cautelareOnere della prova e principio dispositivoResponsabilità precontrattuale

Testo integrale

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