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Ordinanza

Ordinanza n. 276/2026 - Venezia, Sezione 1

Giustizia amministrativa202600661

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Veneto - Venezia, Sez. IOrdinanza cautelareAzione di annullamento

Atto impugnato: provvedimento del Questore di Padova di sospensione per 45 giorni dell’autorizzazione all’esercizio della somministrazione di alimenti e bevande e dell’annessa sala giochi

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (autorità di pubblica sicurezza)

Prevale l’amministrazione

La controversia

La società ha impugnato il provvedimento questorile, chiedendone l’annullamento e la sospensione cautelare, nonché il risarcimento dei danni derivanti dalla chiusura dell’esercizio. Sono stati altresì contestati, per quanto occorrer potesse, la nota del Comando dei Carabinieri e i verbali di controllo e le informative richiamati nel provvedimento. Dal testo dell’ordinanza non risultano esposti in dettaglio i singoli motivi di ricorso; in sede cautelare il giudice ha comunque valutato il quadro istruttorio, la qualificazione del locale quale abituale ritrovo di persone pregiudicate o pericolose, la natura elusiva della cessione d’azienda e il rispetto del principio di proporzionalità. L’amministrazione aveva fondato la sospensione su controlli protratti nel tempo, dai quali erano emersi la frequentazione del locale da parte di soggetti con precedenti penali e di polizia, una cessione d’azienda ritenuta elusiva, episodi criminosi — tra cui una rapina, una rissa violenta e ripetuti furti — nonché irregolarità amministrative e una situazione di pericolo per l’ordine e la sicurezza pubblica.

La decisione

Il TAR ha respinto la domanda cautelare, ritenendo che i motivi di ricorso non presentassero un fumus boni iuris favorevole. Ha giudicato puntuale e adeguata l’istruttoria delle forze dell’ordine, estesa a un arco temporale significativo. La conclusione della Questura secondo cui il locale costituiva un focolaio di criminalità e un abituale ritrovo di persone pregiudicate o pericolose non è stata ritenuta irragionevole, alla luce della pluralità e gravità degli episodi e delle frequentazioni accertate. Il carattere elusivo della cessione d’azienda è stato ritenuto confermato dalla presenza costante della precedente titolare della licenza, dall’assenza reiterata del titolare effettivo e dalla sostanziale continuità nella gestione dell’attività, orientata alla massimizzazione dei proventi delle slot machine in violazione delle esigenze di sicurezza collettiva. Il giudice ha escluso, in questa fase, la violazione della proporzionalità, considerando la sospensione una misura preventiva e cautelare, non punitiva, applicabile anche indipendentemente dalla commissione di reati da parte del titolare. Quanto al periculum in mora, l’interesse economico privato è stato ritenuto recessivo rispetto alla tutela della sicurezza pubblica, gravemente esposta dal contesto di frequentazione malavitosa. Le spese della fase cautelare sono state compensate.

Norme richiamate

  • art. 100 T.U.L.P.S.

    «focolaio» di criminalità e punto di aggregazione per soggetti dediti a rapine, violenze e spaccio; «abituale ritrovo di persone pregiudicate o pericolose»

    La sospensione dell’autorizzazione può essere giustificata dalla qualificazione del pubblico esercizio come abituale ritrovo di persone pregiudicate o pericolose e dal conseguente pericolo per l’ordine pubblico e la sicurezza dei cittadini; la misura ha natura preventiva e cautelare e prescinde dalla commissione di reati da parte del titolare.

  • art. 55 c.p.a.

    La domanda cautelare è stata esaminata secondo i presupposti della tutela cautelare; il TAR ha escluso un fumus boni iuris favorevole e ha ritenuto prevalente, nel bilanciamento, l’interesse pubblico alla sicurezza.

Massime di principio

  • La sospensione dell’autorizzazione di un pubblico esercizio ai sensi dell’art. 100 T.U.L.P.S. ha natura preventiva e cautelare, non punitiva, e può essere disposta anche senza che il titolare abbia commesso personalmente illeciti penali, quando il locale risulti un abituale ritrovo di persone pregiudicate o pericolose e costituisca un concreto pericolo per l’ordine e la sicurezza pubblica.
  • La legittimità della sospensione può essere sostenuta da un’istruttoria delle forze dell’ordine estesa nel tempo e fondata sulla valutazione complessiva di frequentazioni criminali, episodi criminosi, irregolarità amministrative e condizioni di degrado; non è necessario isolare un singolo episodio, purché il quadro indiziario sia plurimo, grave e coerente.
  • La continuità sostanziale della gestione dell’esercizio, desumibile dalla presenza della precedente titolare della licenza, dall’assenza del titolare effettivo e dall’identità delle modalità operative, può costituire elemento idoneo a qualificare come elusiva la cessione d’azienda diretta a evitare la revoca o la sospensione del titolo autorizzatorio.
  • Nel giudizio cautelare, l’interesse del gestore alla prosecuzione dell’attività economica può essere ritenuto recessivo rispetto all’interesse pubblico alla tutela della sicurezza collettiva quando la frequentazione malavitosa del locale esponga quest’ultima a un pericolo grave e attuale.

Come è indicizzato

MaterieOrdine e sicurezza pubblicaPubblici esercizi e somministrazioneTutela cautelare
RamiAntimafia, sicurezza e ordine pubblicoCommercio e attività produttiveProcesso amministrativo
IstitutiDiscrezionalità amministrativa e tecnicaProporzionalità e ragionevolezzaDifetto di istruttoriaTutela cautelare

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