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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 30328/2024 del 23/07/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione del decreto della Corte d'Appello di Bari del 05/10/2023 che aveva accolto l'istanza di restituzione alla società resistente delle somme erogate dall'AGEA come premi PAC per gli anni 2020-2022, somme acquisite nella procedura di prevenzione a carico di Dibisceglie Vincenzo. Il Procuratore Generale ha contestato il decreto per violazione di legge e per motivazione apparente, sostenendo che la corte territoriale non ha adeguatamente considerato il nesso ontologico tra gli aiuti PAC e i terreni già oggetto di confisca di prevenzione, omettendo di valutare se tali somme costituissero frutto o reimpiego dell'attività illecita oggetto del procedimento di prevenzione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Procuratore Generale, ritenendo che la corte territoriale abbia commesso una violazione di legge e una carenza motivazionale apparente. I giudici di legittimità hanno osservato che la decisione d'appello ha applicato criteri civilistici (in particolare la pignorabilità e l'autonomia dei titoli AGEA) senza confrontarsi con la specificità della normativa sulle misure di prevenzione e senza valutare compiutamente l'eventuale nesso fra i contributi PAC e i terreni confiscati. Perciò il decreto impugnato è stato annullato e la causa rinviata alla Corte d'Appello di Bari, sezione misure di prevenzione, per un nuovo giudizio che colmi la lacuna motivazionale e ricostruisca puntualmente i provvedimenti adottati nel procedimento di prevenzione relativi ai terreni e alle somme contestate.

Norme richiamate

  • d.lgs. 6 settembre 2011, n. 159, art. 24

    L'art. 24 è stato richiamato nella prospettazione che la confisca di prevenzione può colpire beni che costituiscono il frutto dell'attività illecita o il loro reimpiego; la Corte invita a valutare se i contributi PAC rientrino in tale nozione, indipendentemente dalla loro natura civilistica.

  • Cass. Civ., Sez. 3, n. 26115 del 27/09/2021 (Rv. 662496)

    Giurisprudenza richiamata sul punto che i titoli AGEA relativi ai contributi PAC sono pignorabili ma non sono pertinenze, accessori o frutti dei terreni, e devono essere pignorati autonomamente rispetto ai terreni.

  • Cass. Sez. U., n. 33451 del 29/05/2014 (Rv. 260247)

    Precedente secondo cui, in materia di misure di prevenzione, la confisca può riguardare beni che sono frutto dell'attività illecita o ne costituiscono il reimpiego; è la base per valutare l'inclusione di beni 'indiretti' nel patrimonio di prevenzione.

  • Cass. Sez. 1, n. 13242 del 10/11/2020 (Rv. 280986)

    Richiama il principio sull'ambito oggettivo della confisca di prevenzione e sulla possibilità di includere beni riconducibili al profitto o al reimpiego dell'attività illecita.

  • Cass. Sez. 6, n. 21525 del 18/06/2020 (Rv. 279284)

    Giurisprudenza in tema di motivazione apparente: il decreto di prevenzione è viziato se omette di confrontarsi con un elemento che, singolarmente considerato, potrebbe determinare un esito diverso del giudizio.

Massime di principio

  • In procedimenti di prevenzione, anche se un bene è civilisticamente autonomo rispetto a un bene confiscato (es. contributi AGEA rispetto ai terreni), va valutato se quel bene rappresenti il frutto o il reimpiego dell'attività illecita: se sussiste un nesso ontologico, può rientrare nella confisca di prevenzione.
  • La sola considerazione della pignorabilità o dell'autonomia civilistica dei titoli AGEA non è sufficiente a escludere l'applicazione delle misure di prevenzione; il giudice deve compiere un'analisi specifica del nesso tra contributi e condotte illecite.
  • La motivazione del provvedimento di prevenzione deve affrontare esplicitamente e in modo adeguato gli elementi potenzialmente decisivi: l'omissione di un confronto rilevante configura motivazione apparente e giustifica l'annullamento con rinvio.
  • In caso di dubbio sulla natura dei proventi (diretti o indiretti), il giudice deve ricostruire puntualmente i provvedimenti e gli atti del procedimento di prevenzione originario per valutare l'effettiva riconducibilità delle somme agli illeciti contestati.
  • Proceduralmente, se la corte territoriale non approfondisce il nesso di causalità tra beni confiscati e somme contestate, la Suprema Corte annulla e rinvia imponendo un nuovo esame con esplicita motivazione sul punto.

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