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Cassazione Penale, Ordinanza n. 23870/2025 del 26/06/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente

La controversia

Il condannato ha impugnato l'ordinanza della Corte di appello che, in sede di esecuzione, gli aveva negato il riconoscimento del vincolo della continuazione ex art. 671 c.p.p. tra i reati oggetto di due distinte sentenze di condanna. La doglianza sosteneva che le condotte fossero legate da un medesimo disegno criminoso, richiamando il contesto della circolazione stradale e delle assicurazioni obbligatorie: una prima condotta riguardava la falsificazione di documentazione finalizzata a ottenere condizioni assicurative più favorevoli; la seconda riguardava la denuncia di un falso sinistro per conseguire un risarcimento non dovuto. Il ricorrente contestava la valutazione del giudice dell'esecuzione sullo iato temporale e sulla diversità delle modalità esecutive, e deduceva inoltre che, in un procedimento riguardante il coautore di una delle condotte, sarebbe stato riconosciuto il vincolo della continuazione in situazioni simili.

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto che il giudice dell'esecuzione abbia correttamente escluso la continuazione, valorizzando lo scarto temporale di circa un anno e sette mesi tra i fatti e le differenti modalità di commissione, nonché l'assenza di elementi di reciproco collegamento tra i reati. Ha giudicato le censure del ricorrente meramente confutative e genericamente orientate a sovrapporre il comune contesto della materia assicurativa e stradale, elemento ritenuto insufficiente. Ha inoltre escluso che il diverso esito ottenuto da un coimputato potesse incidere sull'istanza proposta dal ricorrente, trattandosi di valutazione autonoma. Il ricorso è stato quindi dichiarato inammissibile, con condanna alle spese processuali e al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 671 c.p.p.

    La continuazione in sede esecutiva richiede la prova di un unico programma criminoso già concepito nelle sue caratteristiche essenziali; non basta un generico collegamento tra reati o la mera appartenenza al medesimo contesto di vita illecita.

  • art. 616 c.p.p.

    In caso di inammissibilità del ricorso, la Corte condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e, salvo assenza di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità, a una somma in favore della Cassa delle ammende.

Massime di principio

  • Il riconoscimento della continuazione in sede di esecuzione presuppone la dimostrazione di un programma criminoso unitario, originariamente progettato almeno nelle sue linee essenziali; non è sufficiente la sola identità di settore criminale o il fatto che i reati appartengano al medesimo contesto economico o sociale.
  • La verifica dell'unicità del disegno criminoso deve fondarsi su indicatori concreti e non su mere presunzioni o congetture: rilevano, tra gli altri, omogeneità delle violazioni, contiguità temporale e spaziale, modalità esecutive, causali e sistematicità delle condotte.
  • La presenza di uno solo o di alcuni indici può essere sufficiente solo se essi sono significativi e complessivamente idonei a dimostrare la preordinazione; in difetto, la reiterazione dei reati va ricondotta a scelte estemporanee.
  • La valutazione sulla sussistenza della continuazione è rimessa al giudice di merito e non è sindacabile in cassazione se sorretta da motivazione adeguata, congrua e immune da vizi logici.
  • Il diverso trattamento riservato a un coautore in un separato procedimento non vincola il giudice chiamato a decidere sull'istanza di continuazione proposta da altro soggetto, poiché l'accertamento è autonomo e riferito alla specifica posizione del richiedente.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniMisure alternative
RamiProcesso penaleEsecuzione penale
IstitutiContinuazione

Testo integrale

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