Cassazione Penale, Sentenza n. 996/2022 del 13/01/2022
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Ricorso avverso la sentenza che confermava la condanna per riciclaggio a un anno e otto mesi e 600 euro di multa. Due censure principali: 1) violazione di legge per mancata riqualificazione del fatto in furto semplice (si contestava che il possesso delle cose sottratte dovesse essere ricondotto al furto e non al reato di riciclaggio/ricettazione); 2) vizio motivazionale per il diniego del beneficio della sospensione condizionale della pena, poiché il Tribunale nella motivazione aveva espresso l'intenzione di concedere la sospensione (anche in considerazione dell'incensuratezza), ma tale concessione era stata omessa nel dispositivo per un errore materiale e la Corte di appello successivamente negò il beneficio basandosi su un diverso giudizio prognostico.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il primo motivo come generico e infondato, ritenendo corretta la valutazione dei giudici di merito secondo la quale il possesso ingiustificato di cose sottratte può configurare ricettazione/riciclaggio in assenza di elementi che colleghino direttamente il possesso al furto. Ha invece accolto il secondo motivo: c'era contrasto fra dispositivo (omissivo per errore materiale) e motivazione che invece concedeva la sospensione condizionale; la Suprema Corte ha seguito l'orientamento che permette di correggere un evidente errore materiale nel dispositivo attingendo alla motivazione quando questa esprime chiaramente la volontà giurisdizionale. Ha quindi annullato senza rinvio la parte della sentenza relativa alla omissione della concessione della sospensione condizionale e ha disposto direttamente la concessione del beneficio. Per il resto ha dichiarato il ricorso inammissibile.
Norme richiamate
La Corte osserva che la clausola di riserva prevista dall'art. 648 non opera in assenza di elementi che colleghino immediatamente la detenzione delle cose al furto; il semplice possesso ingiustificato può integrare ricettazione/riciclaggio se non emergono elementi probatori che ricondurrebbero il possesso direttamente al furto.
Richiamata unitamente all'art. 648 per affermare che la riserva di legge non si applica se non vi sono elementi che legano la detenzione delle cose al furto in modo diretto e non mediato.
art. 23, comma 8, decreto-legge 28 ottobre 2020, n. 137 (conv. con modifiche)
Norma citata in relazione alla disciplina procedurale sulla trattazione scritta del procedimento in Cassazione (possibilità di trattazione scritta in assenza di richiesta di discussione orale nei termini).
Massime di principio
- Possesso ingiustificato di beni sottratti: in assenza di elementi che dimostrino un collegamento "immediato" e non mediato tra detenzione e furto, il possesso può essere valutato come ricezione/riciclaggio; per ottenere la riqualificazione in furto è necessario produrre elementi probatori specifici che colleghino direttamente la detenzione al momento e all'atto del furto.
- Contrasto fra dispositivo e motivazione: la prevalenza del dispositivo non è assoluta. Se emerge un evidente errore materiale nel dispositivo e la motivazione esprime chiaramente la volontà del giudice (es. concedere un beneficio), la motivazione può essere utilizzata per correggere il dispositivo senza riformare la decisione in peius.
- Divieto di reformatio in peius non imposta: la Corte d'appello non può peggiorare la posizione dell'imputato rispetto alla decisione non impugnata del primo grado, soprattutto in assenza di impugnazione da parte del Pubblico Ministero; tale comportamento può essere censurato in Cassazione.
- Quando proporre prova per la riqualificazione: la difesa che intende ottenere la ricostruzione del fatto come furto deve fornire elementi indicativi (es. dichiarazioni attendibili, circostanze che collegano temporalmente e materialmente il possesso al furto) per superare la presunzione che il possesso sia da ricondurre alla ricezione.
- Rimedio cassazionale per errori materiali: la Cassazione può annullare senza rinvio e disporre direttamente l'atto corretto (es. concedere la sospensione condizionale) quando la volontà giurisdizionale è chiara nella motivazione e l'errore materiale nel dispositivo è manifesto.
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