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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 7166/2024 del 16/02/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

I ricorrenti impugnano la sentenza della Corte d'Appello di Torino (01/12/2022) per vizio di motivazione e violazione di legge: contestano che la condanna per ricettazione sia stata fondata essenzialmente e in via esclusiva sulle intercettazioni (linguaggio criptico e pianificazioni di incontri) e sulle sole informazioni circa la personalità/consuetudine criminale degli acquirenti, senza che sia stata fornita prova adeguata e concordante della provenienza delittuosa dei beni ceduti (mancanza di collegamento con reati presupposto come furto o rapina). Nikolic deduce anche errore nell'applicazione della recidiva per presunta remota anterioreità dei precedenti.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto i ricorsi fondati e li ha accolti. Ha ritenuto che la motivazione della Corte d'Appello soffrisse del medesimo vizio già stigmatizzato nella precedente pronuncia di annullamento: l'accertamento della provenienza delittuosa dei beni si fondava su elementi indiziari non sufficientemente concordanti e su dati relativi alla personalità degli acquirenti che non integrano, di per sé, il collegamento con un reato presupposto specificamente individuato. Poiché il difetto probatorio permaneva e ulteriore rinvio sarebbe stato superfluo, la Cassazione ha annullato la sentenza impugnata per carenza di prova della provenienza illecita (annullamento in linea con l'accoglimento dei ricorsi dei condannati).

Norme richiamate

  • art. 192 cod. proc. pen.

    Richiesta la 'concordanza' fra molteplici indizi per fondare la responsabilità penale; la sola unicità di un indizio, anche se preciso e grave (es. intercettazioni), non consente di ritenere raggiunta la prova oltre ogni ragionevole dubbio

  • Sez. 2, n. 29685 del 05/07/2011 (Tartari)

    Principio secondo cui l'esistenza del reato presupposto della ricettazione può essere desunta anche mediante prove logiche, senza bisogno di un accertamento giudiziale completo del reato presupposto

  • Sez. 1, n. 46419 del 18/09/2019 (Failla)

    Affermata la possibilità di desumere la provenienza delittuosa del bene dalla natura e dalle caratteristiche del bene stesso in casi particolari; però tale criterio non è applicabile in via generale quando i beni sono leciti e liberamente commerciabili (es. oggetti d'oro senza elementi specifici)

  • Sez. 1, n. 29486 del 26/06/2013 (Cavalli)

    Richiama il principio che la natura del quadro indiziario deve essere plurale e concordante per fondare la condanna in reati indiziari come la ricettazione

Massime di principio

  • Le intercettazioni, da sole, possono essere un elemento indiziario rilevante ma non bastano se non sono integrate da altri indizi concordanti che colleghino i beni a un reato presupposto identificabile (furto/rapina) o da elementi che rendano la provenienza illecita dell'oggetto logicamente certa.
  • La semplice frequentazione o l'appartenenza etnica o la generica 'consuetudine' all'acquisto di beni di sospetta provenienza da parte degli acquirenti non sostituisce la necessità di un nesso probatorio tra i beni ceduti e il reato presupposto.
  • Il giudice del rinvio, chiamato a sanare vizi motivazionali, deve cercare indizi nuovi e differenti rispetto a quelli già considerati viziati: non è lecito riaffermare la stessa valutazione criticate dalla Cassazione.
  • Quando la prova della provenienza delittuosa è gravemente incerta e l'incertezza non può essere superata con altri elementi, la Cassazione può annullare la condanna senza disporre un ulteriore rinvio; in questi casi si impone il beneficio dell'incertezza a favore dell'imputato.
  • Sul tema della recidiva, occorre valutare la rilevanza temporale dei precedenti: precedenti molto remoti possono non integrare la recidiva; la parte che eccepisce la remota anteriorità deve essere presa in considerazione e adeguatamente motivata dal giudice.

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