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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 38042/2022 del 07/10/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che aveva rigettato l'istanza di riparazione per ingiusta detenzione dopo l'assoluzione per non aver commesso il fatto dal reato di estorsione. Il ricorrente deduceva vizio di motivazione e violazione di legge sostenendo la propria assenza dai luoghi, dichiarazioni scagionatorie delle persone offese, l'irrilevanza di intercettazioni posteriori all'episodio, e lamentava l'assenza di indagine sulla consapevolezza della propria condotta e sulla concreta contiguità con gli altri indagati.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il controllo di legittimità sia limitato alla verifica della logicità e coerenza della motivazione dei giudici di merito, senza possibilità di riesame del merito fattuale. Il giudice a quo aveva analizzato dettagliatamente le intercettazioni e ritenuto dimostrata una contiguità e una consapevolezza del ricorrente rispetto all'attività estorsiva, configurando condotte di grave e ingiustificabile trascuratezza tali da aver creato l'apparenza di partecipazione criminale e quindi ostare alla riparazione. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e alla somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 314 cod. proc. pen.

    La Corte ha ritenuto applicabile il concetto di colpa grave previsto dalla disciplina della riparazione per ingiusta detenzione, individuando nella condotta del ricorrente elementi di macroscopica negligenza o imprudenza che hanno contribuito a creare l'apparenza di partecipazione al reato e il conseguente provvedimento restrittivo

  • art. 606, comma 1, lett. e) cod. proc. pen.

    La Cassazione ha richiamato il limite del sindacato in sede di legittimità: può verificare la logicità e la coerenza della motivazione ma non rietichettare o rivalutare autonomamente le risultanze di fatto; pertanto non è consentito il riesame del merito probatorio

  • giurisprudenza consolidata della Corte di Cassazione

    Richiamati precedenti che definiscono la fattispecie di colpa grave quando comportamenti, per evidente negligenza o imprudenza, creano una situazione prevedibile di intervento dell'autorità giudiziaria e giustificano un provvedimento restrittivo; la valutazione delle intercettazioni e del loro significato è questione di fatto rimessa al giudice di merito

Massime di principio

  • In un ricorso per riparazione per ingiusta detenzione dopo assoluzione, il giudice valuta anche se la condotta dell'indagato abbia creato una apparente partecipazione al reato: l'assoluzione non esclude automaticamente la colpa grave ai fini della riparazione.
  • La Corte di Cassazione, in sede di legittimità, controlla la logicità e la coerenza della motivazione dei giudici di merito ma non può rivedere autonomamente la valutazione del materiale probatorio o sostituirsi al giudice di merito nelle valutazioni di fatto.
  • Le intercettazioni, le conversazioni e gli elementi di contiguità relazionale possono legittimamente fondare la valutazione di colpa grave quando, nella ricostruzione motivata del giudice, indicano consapevolezza o partecipazione apparente; rileva l'interpretazione motivata dei contenuti, che è insindacabile se razionale.
  • Per ottenere la riparazione è utile dimostrare non solo l'assoluzione, ma anche l'assenza di qualsiasi comportamento idoneo a creare una falsa apparenza di responsabilità: documentare alibi, temporalità delle prove e contestualizzare le intercettazioni è fondamentale.
  • Nelle impugnazioni in Cassazione conviene censurare la motivazione del giudice di merito sotto il profilo della illogicità o contraddittorietà; le critiche che insistono esclusivamente sulla rivalutazione dei fatti sono generalmente inammissibili.

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