Cassazione Penale, Sentenza n. 34634/2023 del 08/08/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale del riesame di Catania del 24/02/2023 che, in parziale riforma del provvedimento del GIP, aveva sostituito la custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari per il reato di concorso in usura. Il ricorrente contestava l'errata applicazione della legge penale e il vizio di motivazione circa la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza, sostenendo che la sua condotta si era limitata a indicare soggetti notoriamente usurai e ad accompagnare la parte offesa senza alcuna cointeressenza criminosa o apporto causale nel prestito usurario.
La decisione
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile. Il giudice ha ritenuto adeguatamente motivate le argomentazioni del Tribunale del riesame circa il contributo causale soggettivo offerto dal Patanè: egli aveva accompagnato la vittima presso i coniugi Torrisi-Fichera e vi era la prova di una pattuizione consistente nella corresponsione di una quota mensile ("aggio") al Patanè, elemento che manifesta la sua cointeressenza e il dolo. Si è sottolineato che la partecipazione concorsuale nell'usura può assumere forme atipiche diverse dall'attività dell'esattore e può essere riconosciuta anche per attività di procacciamento/intermediazione. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000,00 alla Cassa per le ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.
Norme richiamate
D.L. n. 137/2020, art. 23 co. 8 (e s.m.i.)
art. 23 co. 8 D.L. n. 137/2020
Norma richiamata per la disciplina del procedimento con contraddittorio scritto nel trattamento del ricorso; ha regolato la modalità procedurale con cui il ricorso è stato trattato.
codice di procedura penale, art. 616
Fondamento giuridico per la condanna alle spese processuali e per l'obbligo di versamento di una somma alla Cassa per le ammende quando il ricorso è ritenuto manifestamente infondato o inammissibile.
Corte costituzionale, sentenza n. 186/2000
Corte cost., 13 giugno 2000 n. 186
Giurisprudenza richiamata come parametro per la determinazione della somma dovuta alla Cassa per le ammende in relazione ai profili di inammissibilità del ricorso.
Massime di principio
- L'accompagnamento della vittima presso soggetti che praticano prestiti usurari, unitamente alla percezione di una provvigione o di una "quota" dagli usurai, può costituire apporto causale e cointeressenza, integrando il concorso nel delitto di usura anche se il ricorrente non eroga materialmente il prestito.
- La prova del concorso può fondarsi su elementi indiziari quali intercettazioni e dichiarazioni concordanti dei coindagati che attestino la pattuizione di un compenso per l'intermediazione.
- La partecipazione concorsuale all'usura può manifestarsi in forme atipiche diverse dal ruolo dell'"esattore"; spetta al giudice di merito individuare la rilevanza causale dell'apporto fornito.
- Per contrastare efficacemente una contestazione di concorso in usura è necessario dimostrare l'assenza di dolo o di un accordo/profitto (ad esempio assenza di qualsiasi corrispettivo, o prova di coercizione o di ignoranza della natura usuraria delle condizioni).
- In sede di riesame o impugnazione cautelare il giudice valuta la coerenza logico-probatoria delle argomentazioni del giudice di merito: motivazioni aderenti alle emergenze investigative sono difficili da scalfire e possono portare all'inammissibilità del ricorso.
- Se il ricorso è dichiarato manifestamente infondato o inammissibile, il ricorrente può essere condannato alle spese e al versamento di una somma alla Cassa per le ammende ex art. 616 c.p.p., sulla base anche della giurisprudenza costituzionale richiamata.
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