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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 34553/2023 del 08/08/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnano la riforma quoad poenam della sentenza di primo grado (condanne per estorsioni aggravate nel contesto di associazione di tipo mafioso), deducendo, a seconda dei casi: errata applicazione delle norme di determinazione della pena (art. 133 c.p.) eccessività della pena nonostante la collaborazione (FARINA); intempestività o errata esclusione della richiesta di riconoscimento della continuazione tra reati (LOMBARDI); carenza o apparente carenza di motivazione in ordine all'elemento soggettivo della partecipazione mafiosa e insufficiente valutazione probatoria delle estorsioni (RICCA); insufficienza, incompletezza o travisamento della prova probatoria e delle intercettazioni, contestazione del riconoscimento dell'aggravante del metodo mafioso e della mancata concessione delle attenuanti generiche (FERRARO); travisamento della prova, errori identificativi (soprannome 'Capitone') e contestazione della rilevanza delle intercettazioni/post factum (NAPOLITANO); contestazione della sussistenza dell'intimidazione, della qualificazione mafiosa del fatto e della negazione delle attenuanti generiche (NATALE); contestazione della qualificazione associativa e della prova della tentata estorsione, richiamando la frattura interna al gruppo come elemento esimente (D'ALBENZIO).

La decisione

La Corte di legittimità ha ritenuto i ricorsi di FARINA, LOMBARDI, RICCA, NAPOLITANO e NATALE inammissibili e li ha condannati alle spese processuali e al pagamento di una somma alla cassa delle ammende. I ricorsi di FERRARO e D'ALBENZIO sono stati ritenuti infondati e sono stati respinti nel merito. La Corte ha dunque confermato, in termini di fatto e di diritto, la valutazione di merito sulle condotte estorsive e sull'aggravante del metodo mafioso ove riconosciuta, nonché le valutazioni di dosimetria della pena operata dai giudici di merito. Sono state altresì indicate le possibilità procedurali (es. istanza di continuazione proponibile in incidente di esecuzione ai sensi dell'art. 671 c.p.p. se la sentenza definitiva intervenuta era precedente al deposito dei motivi di appello).

Norme richiamate

  • art. 416-bis cod. pen. (aggravante del metodo mafioso)

    La Corte ha ritenuto l'aggravante provata sulla base della modalità estorsiva con efficacia intimidatoria ambientale e dell'intento di favorire l'associazione; il metodo mafioso può essere dimostrato anche mediante il contesto territoriale, le modalità dell'azione estorsiva e la finalità di reinvestimento/favorire il clan

  • art. 629, comma 2, cod. pen. (estorsione aggravata)

    Le estorsioni sono state inquadrate come aggravate (comma 2) e giudicate sulla base di intercettazioni, dichiarazioni di collaboratori e riscontri indiziari; la Corte conferma che è sufficiente prova complessiva e congrua per superare il dubbio ragionevole

  • art. 133 cod. pen. (criteri di determinazione della pena)

    primo e secondo comma n. 3

    Il motivo che lamentava errata applicazione dei criteri di quantificazione della pena è stato ritenuto generico; la Corte ha confermato che il giudice di merito esercita discrezionalità vincolata nella dosimetria e che non sempre occorre una motivazione analitica quando la scelta beneficia l'imputato (es. calcolo con attenuanti e divieto di reformatio in peius)

  • art. 8 L. n. 203 del 1991 (attenuante per la collaborazione?)

    Nel testo è richiamata l'attenuante speciale a favore della collaborazione; la Corte tiene conto della collaborazione nel calcolo della pena (es. per FARINA)

  • art. 62-bis cod. pen. (circostanze attenuanti generiche)

    La Corte ha confermato che l'eventuale riconoscimento delle attenuanti generiche è rimesso al giudice di merito e può essere escluso in presenza di gravità del fatto e di una personalità criminale negativa (pregresse condanne)

  • art. 671 cod. proc. pen. (incidente di esecuzione)

    La Corte ha osservato che il riconoscimento della continuazione, se non tempestivamente chiesto in appello, può essere richiesto in sede di incidente di esecuzione ai sensi di tale norma quando le sentenze definitive siano intervenute dopo il deposito dei motivi di appello

Massime di principio

  • Un ricorso per cassazione può essere dichiarato inammissibile se formulato in modo generico o confuso: occorre dedurre motivi specifici e argomentati
  • Le valutazioni di merito su fatti, valutazione della prova e dosimetria della pena sono soggette a scrutinio limitato in Cassazione; la discrezionalità vincolata del giudice di merito è rispettata salvo errori di diritto o motivazione manifestamente carenti
  • La prova dell'aggravante 'metodo mafioso' può essere fondata anche su 'minaccia ambientale', modalità operative e finalità di favorire l'organizzazione: non è sempre richiesto un atto intimidatorio formale, se il contesto e la finalità sono provati
  • Le dichiarazioni di collaboratori di giustizia sono utilizzabili se riscontrate e contestualizzate (intercettazioni, presenze, documentazione) e possono contribuire a provare adesione associativa e ruolo operativo
  • Le contestazioni sulle intercettazioni e sull'identificazione (es. soprannomi) richiedono argomentazioni puntuali; semplici rilievi di merito o vaghe esclusioni di identità difficilmente prevalgono se esistono riscontri
  • Richieste di riconoscimento della continuazione tra reati devono essere proposte tempestivamente: se la sentenza definitiva di cumulo è intervenuta prima del giudizio di appello la richiesta può essere considerata intempestiva; in alcuni casi la via dell'incidente di esecuzione è rimedio procedurale
  • La quantificazione della pena (applicazione di attenuanti o aggravanti, calcolo degli aumenti per continuazione) è soggetta a regole tecniche precise; la Corte di legittimità verifica la correttezza giuridica ma non rifà la valutazione del merito se motivata

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