Cassazione Penale, Sentenza n. 42586/2022 del 09/11/2022
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Reggio Calabria che, in sede di rinvio da annullamento della Cassazione, aveva rigettato l'appello ex art. 310 c.p.p. teso a sostituire la custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari. Il ricorrente denunciava violazione di legge (art. 627 c.p.p.) e vizio di motivazione per aver il Tribunale riproposto argomentazioni già censurate dalla Corte (rilevanza di utenze telefoniche dedicate, irrilevanza della cessazione del rapporto di lavoro con Petrol-Fin, e menzione di precedenti violazioni di prescrizioni di misure cautelari ritenute non veritiere). La difesa chiedeva annullamento senza rinvio.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il Tribunale di Reggio Calabria, quale giudice di rinvio, abbia esercitato correttamente i poteri di riesame e abbia colmato le lacune motivazionali indicate dalla sentenza rescindente, valorizzando elementi ulteriori e specifici (coinvolgimento in plurimi procedimenti per reati analoghi, capacità di eludere controlli tramite utenze intestate a terzi, fitta rete di rapporti e persistente dinamismo operativo) che giustificano la valutazione di inadeguatezza degli arresti domiciliari rispetto alla custodia in carcere. Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende.
Norme richiamate
Norma che disciplina l'appello nel procedimento cautelare. Qui rileva perché il Tribunale ha deciso in sede di rinvio dall'annullamento della Cassazione su appello ex art. 310.
Norma procedurale invocata dal ricorrente per censurare la decisione. La Corte ha ritenuto la doglianza manifestamente infondata, confermando che il giudice di rinvio conserva i poteri decisori e può integrare la motivazione entro i limiti stabiliti dalla giurisprudenza.
art. 275, comma 1, cod. proc. pen.
Principio di adeguatezza delle misure cautelari personali. La Corte ha ritenuto correttamente applicato il criterio secondo cui gli arresti domiciliari sono inadeguati se, sulla base di elementi specifici, sussiste il concreto rischio che l'indagato eluda prescrizioni e continui l'attività delittuosa.
art. 274, comma 1, lett. c), cod. proc. pen.
Ragioni di prevenzione che giustificano misure cautelari. La valutazione del Tribunale ha ritenuto sussistere il rischio per tali esigenze, anche alla luce della recidiva e della modalità organizzativa dei reati.
Massime di principio
- Il giudice di rinvio, dopo annullamento per vizio motivazionale, mantiene piena autonomia di valutazione e può utilizzare elementi supplementari o successivamente acquisiti per colmare le lacune indicate dalla Cassazione, purché non ripeta vizi già censurati.
- La mera indeterminatezza del riferimento alla limitazione della libertà tipica degli arresti domiciliari non basta: il giudice deve spiegare concretamente perché tale misura risulterebbe inadeguata rispetto alle esigenze cautelari.
- Gli arresti domiciliari possono essere ritenuti inadeguati quando, da un giudizio prognostico fondato su elementi specifici (recidiva, rete di contatti, capacità di eludere controlli, utilizzo di utenze di terzi), si desume un concreto rischio di violazione delle prescrizioni e di prosecuzione dell'attività delittuosa.
- Le censure in Cassazione che mirano a una diversa valutazione dei fatti o a una rivalutazione alternativa delle emergenze probatorie sono, di norma, inammissibili quando la motivazione di merito è coerente e non illogica; la Corte di legittimità verifica la congruità e la completezza della motivazione, non riesamina i fatti ex novo.
- L'affermazione da parte del giudice di comportamenti elusivi (es. uso di utenze intestate a terzi) può giustificare il mantenimento di misure più afflittive se adeguatamente motivata e collegata al profilo personale e alla dinamica dei reati.
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