Cassazione Penale, Sentenza n. 15871/2022 del 26/04/2022
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
La ricorrente era stata condannata per il reato previsto dall'art. 341-bis cod. pen. per frasi offensive rivolte a due operatori di polizia intervenuti dopo un tamponamento. In Cassazione gli avvocati della Vallino hanno dedotto: 1) travisamento e contraddittorietà nella ricostruzione delle espressioni contestate (amplificazione del tenore offensivo); 2) omissione di valutazione della scriminante di cui all'art. 393-bis cod. pen. nella forma putativa, prospettando che la ricorrente avesse percepito un difetto di tutela e quindi agito in una situazione giustificativa; 3) errata esclusione della non punibilità per tenuità del fatto ai sensi dell'art. 131-bis cod. pen., contestando l'amplificazione della portata offensiva e l'uso di circostanze estranee al bene giuridico tutelato per escludere la tenuità.
La decisione
La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato limitatamente al terzo motivo e ha annullato la sentenza impugnata con rinvio ad altra Sezione della Corte d'appello di Lecce per un nuovo giudizio sul punto relativo alla applicabilità dell'art. 131-bis cod. pen. I primi due motivi sono stati invece rigettati o dichiarati inammissibili: il primo è stato ritenuto manifestamente infondato (la Corte territoriale non avrebbe alterato le espressioni contestate e ha motivato adeguatamente la valenza offensiva), il secondo è inammissibile perché la scriminante putativa non era stata dedotta in sede di appello. Pertanto la decisione ha determinato una parziale accoglienza del ricorso con rinvio per riesame della questione della tenuità, mentre le restanti censure sono state respinte.
Norme richiamate
Riferito al fatto oggetto del processo: la Corte territoriale ha ritenuto che le espressioni usate dalla Vallino denigrassero la qualifica e la funzione del personale di polizia e travalassero il diritto di critica, integrando la fattispecie incriminatrice.
La ricorrente invocava la scriminante, anche nella forma putativa; la Cassazione ha ritenuto però la questione non dedotta in appello e quindi inammissibile in questa sede.
Riguarda la causa di non punibilità per tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha richiamato il principio secondo cui la configurabilità della causa richiede una valutazione globale della condotta, delle conseguenze e del grado di colpevolezza; ha ritenuto che la Corte territoriale abbia omesso tale valutazione e ha quindi annullato con rinvio per riesame.
Sez. 6, n. 12992 del 23/10/1998 (Roccatello)
Principio richiamato dalla Corte: la critica all'operato del pubblico ufficiale è lecita se immediatamente riferita al provvedimento, mentre espressioni dirette alla persona e idonee a sminuirne la dignità eccedono il diritto di critica e possono integrare il reato.
Sez. U., n. 13681 del 25/2/2016 (Tushaj)
Giurisprudenza richiamata in tema di tenuità: occorre una valutazione complessiva del fatto che tenga conto di condotta, conseguenze e grado di colpevolezza.
Massime di principio
- Distinguere sempre fra critica all'azione (legittima) e offesa alla persona del pubblico ufficiale: la prima è riferita all'operato e al provvedimento, la seconda investe la persona e può integrare il reato.
- La causa di non punibilità per tenuità (art. 131-bis) richiede una valutazione globale: condotta, conseguenze e grado di colpevolezza devono essere valutati nel loro insieme, considerando tono, contenuto, tempo e luogo.
- Se si vuole invocare una scriminante (anche nella forma putativa) è necessario dedurla tempestivamente nelle fasi processuali appropriate (in appello, se si intende fondare lì la censura), altrimenti può risultare inammissibile in Cassazione.
- Le corti di merito devono motivare concretamente perché escludono la tenuità, evitando argomentazioni meramente apparenti o basate su circostanze estranee al bene giuridico tutelato.
- In casi di insulti durante interventi di polizia, documentare il contesto fattuale (emergenza, stato d'animo, rischio concreto, urgenza di agire) può essere decisivo per sostenere l'attenuazione o l'esclusione di responsabilità.
- La presenza di espressioni denigratorie verso la funzione pubblica è valutata non solo sul contenuto testuale ma anche sulla loro idoneità a ledere la dignità e il prestigio dell'operatore; la valutazione è ampia e richiede attenzione al nesso intenzionale.
- Se la Corte di merito omette la valutazione richiesta dalla giurisprudenza (es. sulla tenuità), la Cassazione può annullare con rinvio per un nuovo esame limitato al profilo omesso.
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