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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 04225/2026 del 02/02/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse. Ha inoltre precisato che tale sopravvenuta inammissibilità non comporta l'applicazione di provvedimenti accessori di condanna (nessa condanna alle spese del procedimento né sanzione pecuniaria a favore della cassa delle ammende), in linea con la consolidata giurisprudenza citata.

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del 07/02/2014 del Tribunale del Riesame di Firenze che, accogliendo l'appello cautelare del P.M., aveva disposto la custodia cautelare anche per il reato di tentato omicidio aggravato (capo E). Il ricorrente propose ricorso per cassazione ma il difensore ha poi dichiarato rinuncia all'impugnazione (atto trasmesso il 6 novembre 2025) e nel frattempo la sentenza della Corte d'Appello di Firenze (12/09/2019), relativa al tentato omicidio (per il quale Di Marco era assolto), è divenuta definitiva il 12/02/2021, determinando la sopravvenuta mancanza di interesse a proseguire il ricorso.

Norme richiamate

  • art. 591, comma 1, cod. proc. pen.

    Citato per distinguere le cause di inammissibilità previste dalla norma dalle ipotesi di sopravvenuta carenza di interesse; la Corte rileva che la dichiarazione di inammissibilità per sopravvenuta mancanza di interesse è autonoma rispetto alle cause elencate in questo articolo

  • art. 606, comma 3, cod. proc. pen.

    Richiamato per confronto: la Corte afferma che la sopravvenuta inammissibilità non rientra nelle ipotesi contemplate da tale disposizione e dunque non comporta automaticamente le relative conseguenze previste per altre forme di inammissibilità

  • Sez. U, n. 7931 del 16/12/2010 (Testini)

    Giurisprudenza richiamata a sostegno del principio che il ricorso avverso un provvedimento cautelare diventa privo di interesse se la misura è nel frattempo revocata o è divenuta inefficace

  • Sez. U, n. 20 del 09/10/1996 (Vitale) e Sez. U, n. 7 del 25/06/1997 (Chiappetta)

    Precedenti richiamati per affermare che la sopravvenuta carenza di interesse non determina condanna alle spese processuali né sanzione pecuniaria

  • Sez. 6, n. 22747 del 06/03/2003 (Caterino) e Sez. 2, n. 30669 del 17/05/2006 (De Mitri)

    Ulteriori precedenti a corroborare la regola per cui la dichiarazione di inammissibilità per sopravvenuta mancanza di interesse non comporta conseguenze sanzionatorie accessorie

Massime di principio

  • Un ricorso per cassazione può essere dichiarato inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse quando, dopo la proposizione, viene meno l'utilità pratica di ottenere la decisione (es. revoca o inefficacia della misura cautelare, sentenza definitiva che risolve la questione sostanziale).
  • La rinuncia espressa del difensore/procuratore speciale comporta la perdita di interesse a proseguire il ricorso e può essere considerata elemento decisivo per l'inammissibilità.
  • La sopravvenuta inammissibilità per mancanza di interesse non comporta automaticamente la condanna del ricorrente alle spese processuali né l'applicazione di sanzioni pecuniarie a favore della cassa delle ammende, secondo la costante giurisprudenza della Corte di Cassazione.
  • Ritardi o difformità nella trasmissione degli atti (es. trasmissione tardiva degli atti alla Cancelleria della Corte) possono rendere privo di interesse un ricorso, specie se nel frattempo si è definita la situazione sostanziale (es. sentenza di merito passata in giudicato).
  • Nel valutare l'ammissibilità del ricorso per sopravvenuta carenza di interesse, il giudice di legittimità verifica se sussiste ancora una utilità pratica alla decisione e tiene conto di eventuali atti formali di rinuncia da parte del ricorrente o del suo difensore.

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