Cassazione Penale, Sentenza n. 35671/2023 del 25/08/2023
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Il ricorrente ha chiesto il riconoscimento della disciplina del reato continuato (art. 671 c.p.p.) con riguardo ai reati già giudicati con tre sentenze distinte (plurimi omicidi e armi; estorsione del 2009; estorsione e usura 2009-2010), sostenendo che tutti i fatti si collocano nello stesso contesto associativo (clan Sarno) e che la Corte d'assise aveva già riconosciuto un vincolo di continuazione tra reati collegati in precedenti pronunce. Inoltre ha dedotto la nullità dell'ordinanza impugnata per essere stata adottata da giudice diverso da quello competente e per errori materiali nella indicazione della sezione e della data di deposito.
La decisione
La Corte di legittimità ha dichiarato inammissibile il motivo processuale relativo alla presunta nullità del provvedimento, ritenendo che gli errori materiali (sezione indicata e data di deposito) fossero privi di rilevanza ai fini della nullità e che il provvedimento fosse stato adottato dal medesimo collegio che aveva trattato l'udienza. Sul merito, ha ritenuto fondato il motivo relativo alla carenza di motivazione: il giudice dell'esecuzione non ha adeguatamente valutato e motivato il mancato riconoscimento del vincolo di continuazione alla luce delle valutazioni già compiute in sede cognitoria. Per tali ragioni la Corte ha annullato l'ordinanza impugnata e ha rinviato la questione alla Corte d'appello di Napoli in diversa composizione, affinché proceda a un nuovo e più approfondito esame dell'istanza ex art. 671 c.p.p.
Norme richiamate
Norma che disciplina la richiesta al giudice dell'esecuzione del riconoscimento del vincolo della continuazione; il giudice esecutivo deve valutare la domanda alla luce delle risultanze delle decisioni di cognizione e, se intende discostarsene, fornire motivazione specifica.
Sentenza Corte costituzionale n. 183/2013
Richiama l'obbligo di rinvio per nuovo giudizio alla Corte d'appello in diversa composizione quando la Corte di legittimità annulla un provvedimento, per garantire imparzialità e rispetto del contraddittorio nelle fasi successive.
Giurisprudenza di legittimità: Sez. 1, n. 54106 del 24/03/2017 (Miele, Rv. 271903)
Principio secondo cui, se il giudice dell'esecuzione non intende aderire alla valutazione del giudice di cognizione circa il vincolo di continuazione, è necessario che la decisione sia specificamente e puntualmente motivata rispetto al quadro fattuale e giuridico emerso nelle pronunce dedotte.
Principio processuale sulla rilevanza degli errori materiali
Errori formali o materiali nella indicazione di sezione o date che non incidono sulla sostanza della decisione non determinano la nullità del provvedimento e non giustificano l'inammissibilità del ricorso per tale motivo.
Massime di principio
- Il giudice dell'esecuzione che riceve una istanza ex art. 671 c.p.p. deve esaminare le pronunce di cognizione e, se non condivide la loro valutazione circa la continuazione, deve motivare specificamente il dissenso rispetto al quadro fattuale e giuridico emerso in sede cognitoria.
- Il riconoscimento della continuazione tra reati già giudicati in sentenze diverse richiede un esame approfondito del contesto temporale, materiale e associativo: se i reati si collocano nello stesso contesto e risultano logicamente collegati, il vincolo di continuazione è plausibile e il rifiuto va spiegato puntualmente.
- Errori meramente materiali o formali contenuti in un provvedimento (es. indicazione errata della sezione o data) non comportano automaticamente nullità: la nullità richiede che l'errore abbia inciso sulla validità o sulla funzione del procedimento.
- La Corte di legittimità, annullando un provvedimento, può rinviare il nuovo esame a una diversa composizione della Corte d'appello; questo accorgimento mira a garantire imparzialità e conformità alle regole costituzionali sul giudizio.
- Nelle impugnazioni che coinvolgono questioni di coordinamento tra giudizi di cognizione e giudizi dell'esecuzione, è strategico evidenziare nel ricorso gli specifici passaggi motivazionali delle pronunce di cognizione che supportano il vincolo di continuazione, per rendere più difficile il rigetto senza adeguata motivazione.
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