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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 33323/2024 del 30/08/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Savioli impugnava l'ordinanza del 09/02/2024 con cui il Tribunale di Roma, in sede di esecuzione, aveva respinto la domanda di riconoscimento della continuazione tra fatti già giudicati con più decisioni irrevocabili. Il ricorrente deduceva erronea applicazione di legge e vizio di motivazione sostenendo che il giudice non avesse esaminato i fatti concreti e avesse sottovalutato la prossimità temporale e la sostanziale uniformità delle condotte, elementi indicativi secondo lui di una programmazione unitaria.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto che il giudice della esecuzione avesse compiuto un concreto esame dei fatti e delle modalità delle condotte, apprezzando indici che indicavano abitualità e pluralità di autonome scelte delinquenziali (diversa tipologia di sostanze e modalità commissive) e non un disegno criminoso unitario. La Corte ha richiamato i principi secondo cui il riconoscimento della continuazione richiede la prova, anche indiziaria ma concreta, di una programmazione o deliberazione iniziale che abbracci, almeno nelle linee essenziali, le pluralità di condotte. In mancanza di tali indicatori, la mera reiterazione o abitudine non è sufficiente. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 81 c.p., comma 2

    La continuazione richiede l'esistenza di un "disegno criminoso" unitario, inteso come rappresentazione unitaria delle diverse condotte sin dal momento ideativo, non assimilabile alla mera reiterazione o ad una scelta di vita delinquenziale.

  • Sez. I n. 40123 del 22.10.2010, rv 248862

    Sez. I n. 40123 del 22.10.2010

    Ribadisce che la ricaduta nel reato e l'abitualità non bastano a provare l'unità di ideazione caratteristica del reato continuato.

  • Sez. I n. 12905 del 17.3.2010, rv 246838

    Sez. I n. 12905 del 17.3.2010

    Ammette che la programmazione possa essere anche di massima purché i reati risultino previsti almeno in linea generale come mezzi per il conseguimento di un unico scopo.

  • Sez. Un. n. 28659 del 18.5.2017, rv 270074

    Sez. Un. n. 28659 del 18.5.2017

    Elenca gli indicatori concreti da valutare anche in sede esecutiva: omogeneità delle violazioni e del bene protetto, contiguità spazio-temporale, singole causali, modalità della condotta, sistematicità e abitudini programmate di vita, e la prova che al momento del primo reato i successivi fossero programmati almeno nelle linee essenziali.

Massime di principio

  • Il riconoscimento della continuazione richiede la prova di un disegno criminoso unitario sin dal momento ideativo; la mera reiterazione o l'abitualità non sono sufficienti.
  • Il giudice deve compiere un esame concreto e indiziario dei tempi, delle modalità, della tipologia delle condotte e della contiguità spazio-temporale per individuare indici di programmazione unitaria.
  • La contiguità temporale e la somiglianza delle condotte sono elementi rilevanti ma non decisivi: devono integrarsi con altri indicatori che dimostrino una programmazione iniziale anche se solo in linea generale.
  • In sede esecutiva il sindacato di legittimità sulla valutazione fattuale del giudice dell'esecuzione è limitato; la Corte di cassazione non rivaluta i fatti se la motivazione è essenzialmente in fatto e logica.
  • Per ottenere il riconoscimento della continuazione conviene documentare in modo chiaro la pianificazione, i collegamenti tra gli episodi e gli elementi concreti che mostrano l'unicità del disegno criminoso.

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