Cassazione Penale, Sentenza n. 09432/2026 del 11/03/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Ricorso per cassazione basato su due motivi principali: 1) Errata applicazione dell'art. 341-bis, comma 4, cod. pen.: la ricorrente sostiene che, dopo che in appello il fatto è stato riqualificato in oltraggio a pubblico ufficiale, ha effettuato la riparazione inviando scuse e copia di assegni circolari e quindi dovrebbe ottenere l'estinzione del reato prevista dalla norma; 2) Mancata applicazione dell'art. 131-bis cod. pen. (particolare tenuità del fatto) e vizio di motivazione: la ricorrente deduce la rilevanza retroattiva di modifiche normative e invoca la particolare tenuità in ragione dell'incensuratezza, della diminuita gravità per la derubricazione in oltraggio e delle circostanze attenuanti riconosciute.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso infondato e lo ha rigettato. Sul primo motivo la Corte ha ritenuto che l'estinzione prevista dall'art. 341-bis, comma 4, richiede che il risarcimento integrale avvenga "prima del giudizio" e in modo spontaneo; pertanto non è applicabile quando la riparazione avviene solo dopo che il fatto è stato riqualificato in appello. La Corte ha inoltre affermato il principio secondo cui l'imputato, se ritiene che il fatto possa essere riqualificato in reato che ammette estinzione a seguito di risarcimento, ha l'onere di sollecitare la riqualificazione e, contestualmente, provvedere al risarcimento nei termini previsti; in mancanza, il beneficio resta precluso. Sul secondo motivo la Corte ha rilevato che la Corte d'appello ha valutato la pluralità e la carica offensiva delle espressioni dell'imputata, facendo emergere la non tenuità oggettiva del fatto; la Cassazione non può sindacare in fatto tali valutazioni. Conseguenza: rigetto del ricorso e conferma della condanna con condanna del ricorrente alle spese.
Norme richiamate
"prima del giudizio"; "spontaneamente"
La causa di estinzione per l'oltraggio richiede risarcimento integrale e spontaneo verso la persona offesa e l'ente di appartenenza "prima del giudizio"; il limite temporale ha funzione sia premiale che deflattiva e non è estendibile analogicamente quando il risarcimento avviene dopo la riqualificazione in grado successivo
La particolare tenuità del fatto può dare luogo a causa di non punibilità ma la sua applicazione richiede un concreto giudizio di fatto (tenuità oggettiva e soggettiva); la Cassazione è limitata nel sindacare valutazioni di fatto già compiute dal giudice di merito e può rilevare d'ufficio la questione solo in situazioni speciali e ben documentate
d.lgs. 10 ottobre 2022, n. 150 (art. 1, comma 1, lett. c) n. 1)
La modifica ha escluso la particolare tenuità per alcuni delitti quando commessi contro pubblici ufficiali; la ricorrente invocava effetti retroattivi favorevoli per fattori sopravvenuti, ma la Corte ha richiamato la necessità di requisiti oggettivi e soggettivi e la limitazione del sindacato della Cassazione sui fatti
art. 162 e art. 162-bis cod. pen. (oblazione)
La giurisprudenza richiamata equipara per alcune regole processuali gli oneri dell'imputato: se il reato originariamente contestato non ammette oblazione ma può essere riqualificato in reato che la ammette, l'imputato deve sollecitare la riqualificazione e l'istanza di oblazione tempestivamente, altrimenti il beneficio resta precluso
Il giudice può d'ufficio assegnare diversa qualificazione nella sentenza che definisce il giudizio; se il giudice di merito provvede così, il diritto del reo a benefici collegati a diversa qualificazione può rimanere precluso se non richiesto tempestivamente
art. 429, comma 1, lett. c) cod. proc. pen.
L'articolo impone l'indicazione degli articoli di legge contestati; la Corte costituzionale e le Sezioni Unite hanno ritenuto che l'imputato abbia l'onere di contestare prontamente la qualificazione giuridica per non precludere effetti preclusivi del sistema
Rinvocato rispetto al potere del giudice di merito di rilevare d'ufficio cause di non punibilità; la Cassazione può intervenire d'ufficio solo in casi particolari e quando sono indicati chiaramente i presupposti
Massime di principio
- L'estinzione del reato per risarcimento prevista dall'art. 341-bis richiede che il risarcimento sia integrale, rivolto alla persona offesa e all'ente, e intervenuto "prima del giudizio"; riparazioni successive non producono lo stesso effetto
- Se l'imputato ritiene possibile una riqualificazione favorevole (che abiliti benefici come oblazione o estinzione), ha l'onere di sollecitare tempestivamente la riqualificazione e, se previsto, di eseguire il risarcimento nei termini per non precludersi il beneficio
- La funzione della disposizione che consente l'estinzione è sia premiale (incentivo alla riparazione spontanea) sia deflattiva (limitazione temporale); perciò i limiti formali e temporali sono compatibili con la Costituzione
- La Corte di Cassazione ha poteri limitati di sindacato in fatto: non può rivedere valutazioni sulle circostanze di fatto e sulla gravità dell'offesa compiute dal giudice di merito, salvo casi eccezionali in cui la lacuna motivazionale sia adeguatamente e specificamente denunciata
- La condotta successiva alla commissione del reato può avere rilievo ai fini della valutazione complessiva, ma la tempestività e la spontaneità della riparazione sono determinanti per l'accesso a benefici sostanziali
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