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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 24458/2023 del 07/06/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna per cassazione sostenendo: 1) violazione di legge e vizio di motivazione per avere il giudice fondato la condanna sulle dichiarazioni predibattimentali della persona offesa acquisite ex art. 512 c.p.p., senza averla escussa e senza garantire il contraddittorio previsto dall'art. 526, comma 1-bis, c.p.p.; 2) vizio della motivazione in ordine alla responsabilità, per presunte incoerenze del racconto della vittima non confermate dagli altri testi.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato/inammissibile e ha confermato la condanna pronunciata in primo e secondo grado per rapina aggravata. Ha ritenuto legittima l'acquisizione della denuncia ai sensi dell'art. 512 c.p.p. (la vittima si era resa irreperibile) e ha valutato che le dichiarazioni predibattimentali potevano concorrere alla decisione perché affiancate da adeguati elementi di contesto e da un accurato vaglio di credibilità. Tra gli elementi di riscontro la Corte ha indicato le dichiarazioni di agenti di polizia giudiziaria, la conferma di fatti da parte di un testimone intervenuto dopo il delitto e alcune dichiarazioni del coimputato non ricorrente, nonché la circostanza che la vittima era stata trovata priva delle scarpe. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e alla somma di 3.000 euro in favore della Cassa delle Ammende.

Norme richiamate

  • art. 512 cod. proc. pen.

    Consente l'acquisizione agli atti di dichiarazioni predibattimentali della persona offesa rese quando questa si è resa irreperibile; tali dichiarazioni possono concorrere nella formazione della prova se acquisite legittimamente.

  • art. 526, comma 1-bis, cod. proc. pen.

    Introduce garanzie processuali circa l'utilizzo in dibattimento di dichiarazioni rese fuori udienza; la Corte ha ritenuto che le garanzie siano rispettate quando il giudice effettua un accurato vaglio di credibilità e valuta elementi di contesto che corroborano la dichiarazione assente.

  • Giurisprudenza CEDU - Al Khawaja e Tahery c/ Regno Unito; Schatschaachwili c/ Germania

    "esclusiva e determinante"

    La Corte EDU ammette che dichiarazioni predibattimentali possano rappresentare la base esclusiva e determinante per la condanna purché vi siano adeguate garanzie procedurali (scrutinio della modalità di raccolta e compatibilità con dati di contesto). La Corte di Cassazione applica questo criterio richiedendo un accurato vaglio di credibilità e la verifica di elementi di contesto/corroborazione.

Massime di principio

  • Le dichiarazioni predibattimentali acquisite ex art. 512 c.p.p. sono ammissibili e possono concorrere alla condanna quando la persona che le rese è irreperibile e l'acquisizione è legittima.
  • Per poter fondare una condanna su dichiarazioni extraprocessuali è necessario che il giudice compia un accurato vaglio di credibilità, valutando come sono state raccolte le dichiarazioni e la loro compatibilità con altri elementi di contesto.
  • Elementi di contesto e prove indirette (report di P.G., dichiarazioni di testimoni intervenuti sul posto, riscontri materiali come l'assenza di scarpe) possono costituire valida corroborazione delle dichiarazioni predibattimentali e supplire all'assenza della persona offesa in dibattimento.
  • Se in appello non viene chiesta la rinnovazione dell'istruttoria per escutere la persona offesa, il ricorrente difficilmente potrà sostenere in Cassazione che è stata violata la garanzia del contraddittorio, a meno che non dimostri l'illegittimità dell'acquisizione della dichiarazione.
  • I motivi di ricorso che propongono una semplice alternativa ricostruttiva dei fatti, senza un'adeguata contestazione puntuale dei dati probatori usati dal giudice, risultano generalmente generici e destinati all'inammissibilità.

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