Sentenza n. 418/2026 - Latina, Sezione 1
per l'annullamento del provvedimento della Prefettura di Frosinone del 02.09.2025, riferimento pratica P-FR/L/Q/2023/103353, avente ad oggetto la revoca del nulla osta rilasciato in data 01.02.2024 con il contestuale rigetto della domanda di autorizzazione all'ingresso presentata da Crecco Marco in favore del Sig. EL KOURAICHI Yassine, diretto ad entrambe le parti e notificato dalla P.A. in data 02.09.2025, mediante deposito telematico nell'area riservata sul portale ministeriale, e di ogni altro atto comunque presupposto, connesso e/o conseguente, ancorché ignoto allo stesso;
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: provvedimento prefettizio di revoca del nulla osta e contestuale rigetto della domanda di autorizzazione all'ingresso di un lavoratore straniero
Esito
Favorevole al resistente (prefettura e ministero)
Prevale l’amministrazione
La controversia
Il ricorrente ha impugnato, chiedendone l'annullamento, il provvedimento con cui la Prefettura di Frosinone aveva revocato il nulla osta rilasciato il 1° febbraio 2024 e respinto contestualmente la domanda di autorizzazione all'ingresso di un lavoratore straniero, ritenendo incompleta o mancante la documentazione relativa alla cessione di fabbricato o alla dichiarazione di ospitalità. Sono stati dedotti l'eccesso di potere per omessa ponderazione dei fatti e mancata valutazione degli elementi positivi, nonché il difetto di motivazione. Il ricorrente ha sostenuto di avere trasmesso, dopo l'avviso di avvio del procedimento di revoca, la documentazione richiesta tramite PEC il 26 giugno 2025 e di averla successivamente integrata il 27 giugno 2025, comprendendo la cessione di fabbricato, il documento dell'ospitante e la documentazione del centro per l'impiego con le ricevute di invio e consegna.
La decisione
Il TAR ha dichiarato il ricorso improcedibile, decidendo la causa in forma semplificata ai sensi dell'art. 60 c.p.a. L'Amministrazione, nel corso del giudizio, ha comunicato di avere riaperto e rivalutato la pratica e di avere rilasciato il nulla osta all'ingresso del lavoratore, facendo così venir meno il provvedimento originariamente impugnato. Tuttavia, non è stato depositato il provvedimento conclusivo del riesame né il nuovo titolo di soggiorno, sicché il Collegio non ha potuto verificare l'integrale soddisfazione della pretesa del ricorrente. La sopravvenuta rimozione dell'atto impugnato ha comunque determinato l'improcedibilità del ricorso. Le spese sono state compensate, in considerazione della tempestiva riattivazione del procedimento da parte dell'Amministrazione e della natura meramente processuale della decisione.
Norme richiamate
Ritenuta la sussistenza dei presupposti richiesti dall’art. 60 del c.p.a. per la definizione del giudizio in esito all’udienza cautelare
La controversia è stata definita con sentenza semplificata all'esito della camera di consiglio cautelare, previa avvertenza alle parti.
La disposizione è stata applicata per definire il giudizio mediante declaratoria di improcedibilità in forma semplificata.
Massime di principio
- La sopravvenuta rimozione o sostituzione del provvedimento impugnato determina l'improcedibilità del ricorso per sopravvenuta carenza di interesse, quando l'atto originariamente contestato non è più lesivo.
- La mera comunicazione dell'Amministrazione circa la riapertura del procedimento e il rilascio di un nuovo nulla osta non consente di accertare l'integrale soddisfazione della pretesa se non è depositato in giudizio il provvedimento conclusivo del riesame o la documentazione comprovante il risultato finale.
- Quando il ricorso diviene improcedibile per effetto della riattivazione e rivalutazione tempestiva del procedimento da parte dell'Amministrazione, il giudice può compensare le spese in ragione della natura processuale della decisione e delle concrete modalità di definizione della controversia.
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