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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 17023/2026 del 12/05/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna il diniego dell'affidamento in prova al servizio sociale e la concessione della detenzione domiciliare per la pena residua (1 anno e 10 mesi) inflitta con sentenza della Corte d'appello di Roma per reati di maltrattamenti commessi tra il 2015 e il 2016. Deduce: 1) carenza, contraddittorietà e illogicità della motivazione perché il rigetto si sarebbe fondato su precedenti penali e su un pregresso diniego, omettendo di valutare il percorso di risocializzazione degli ultimi dieci anni (assenza di nuove denunce, volontariato, rapporto stabile con nascita di un figlio, attività lavorativa saltuaria, disponibilità a risarcire la vittima); 2) mancata assunzione di prova decisiva, per non aver valutato la documentazione attestante la presa in carico da parte del Servizio CUAV, ove è in lista d'attesa per avviare il percorso trattamentale.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso come infondato. Ha ritenuto legittima la valutazione del Tribunale di sorveglianza che ha dato prevalenza all'assenza di un serio processo di revisione critica rispetto agli elementi favorevoli, richiamando la necessità di elementi positivi che consentano un giudizio prognostico favorevole. Ha sottolineato che il rifiuto di ammettere la responsabilità, la mancanza di iniziative risarcitorie e la gravità dei reati possono giustificare il diniego; l'iscrizione in lista d'attesa al CUAV è risultata non decisiva in assenza dell'effettivo avvio del trattamento. Condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali. Decisione emessa il 29/01/2026.

Norme richiamate

  • art. 47 Ord. pen.

    La norma richiede, per la concessione dell'affidamento in prova, non solo l'assenza di ostativita e un limite di pena rispettato, ma anche la presenza di elementi positivi che consentano un serio giudizio prognostico favorevole circa la revisione critica del passato delinquenziale e la concreta possibilità di risocializzazione

  • art. 52 D.Lgs.196/03

    Norma richiamata solo nella prescrizione di omettere le generalita e i dati identificativi in caso di diffusione del provvedimento, per tutela della privacy

Massime di principio

  • Per ottenere misure alternative alla detenzione non basta l'assenza di fatti negativi: è necessario dimostrare elementi positivi concreti che consentano un giudizio prognostico favorevole sulla rischio di recidiva
  • Il giudice deve prioritariamente valutare il comportamento e la situazione del soggetto dopo i fatti, cercando segni di reale revisione critica e di adesione a valori sociali condivisi
  • La mancata ammissione di responsabilità e l'assenza di iniziative risarcitorie possono costituire valido motivo per negare l'affidamento, purché la motivazione sia logica e adeguatamente argomentata
  • Documenti che attestano una presa in carico o iscrizione a servizi di trattamento sono utili, ma non decisivi se non accompagnati dall'effettivo avvio e svolgimento di un percorso trattamentale
  • Nel procedimento di sorveglianza l'onere del richiedente è di allegare i fatti e gli elementi di favore; il giudice ha poi il compito di accertare e valutare d'ufficio gli elementi utili
  • In sede di legittimità è sindacabile solo la completezza, adeguatezza e logicità della motivazione del giudice di merito, non una diversa valutazione discrezionale degli stessi elementi

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