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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 21499/2023 del 19/05/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Richiesta di revocazione ex art. 28 D.Lgs. 159/2011 della confisca di prevenzione dell'immobile sito in Capaccio (Sa), via Sandro Pedini n. 380. Il ricorrente deduceva l'esistenza di "prove nuove" (rilevi aerofotogrammetrici, relazioni sui materiali, fatture, ricevute fiscali e verbalizzazioni di persone informate sui fatti) tese a dimostrare che le risorse impiegate per l'edificazione erano cessate entro l'anno 1997, circostanza idonea a determinare la revoca della confisca.

La decisione

Il ricorso è stato rigettato. La Corte territoriale e la Corte suprema che ha esaminato il ricorso hanno ritenuto che la maggior parte dei documenti fosse preesistente al procedimento di prevenzione e quindi non qualificabile come "prova nuova" salvo che fosse stata incolpevolmente scoperta dopo la definitività del provvedimento. Il ricorrente non ha dimostrato l'impossibilità di produrre tempestivamente tali documenti per cause di forza maggiore né ha provato di averne ignorato l'esistenza senza colpa. Le dichiarazioni testimoniali acquisite non sono state ritenute tali da determinare una diversa decisione. Per queste ragioni la richiesta di revocazione è stata respinta e il ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • D.Lgs. 159/2011 (codice delle leggi antimafia) art. 28

    L'art. 28 disciplina la revocazione della misura di prevenzione con riferimento alla "prova nuova": la prova è rilevante se sopravvenuta dopo la conclusione del procedimento o se preesistente ma incolpevolmente scoperta dopo la definitività. Non è invece considerata nuova la prova che fosse deducibile e non dedotta nel procedimento, salvo che il proponente dimostri l'impossibilità di produrla tempestivamente per forza maggiore o causa equivalente.

  • Sezioni Unite, sentenza n. 43668 del 26/05/2022 (c.d. Lo Duca)

    La giurisprudenza di legittimità conferma il criterio applicativo dell'art. 28: la prova nuova può essere sia sopravvenuta sia preesistente ma incolpevolmente scoperta; la mera possibilità che la prova fosse deducibile nel giudizio precedente esclude la sua rilevanza salvo dimostrazione dell'impossibilità di produrla per cause non imputabili al ricorrente.

Massime di principio

  • Per ottenere la revocazione di una confisca di prevenzione ex art. 28 D.Lgs. 159/2011 è necessario proporre prove che siano effettivamente "nuove": ossia sopravvenute dopo la decisione definitiva o preesistenti ma incolpevolmente scoperte dopo la definitività.
  • Documenti preesistenti al procedimento di prevenzione e deducibili con ordinaria diligenza non sono considerati "nuovi" se non si dimostra che non è stato possibile produrli per cause di forza maggiore o equivalente.
  • Il ricorrente ha l'onere di provare non solo il contenuto delle nuove prove, ma anche perché esse non siano state prodotte nel giudizio originario (dimostrando incolpevolezza o impossibilità).
  • Le dichiarazioni testimoniali ancorate a evidenze documentali preesistenti difficilmente bastano a modificare la decisione se i documenti non risultano incolpevolmente nuovi.
  • È essenziale, in sede di procedimento di prevenzione, adottare un comportamento diligente nella raccolta e produzione delle prove: la mancata produzione senza giustificato impedimento pregiudica poi richieste di revocazione basate sulle stesse prove.
  • In sede di istanza di revocazione, il giudice valuterà sia la novità formale delle prove sia la buona fede/diligenza del proponente; senza adeguata dimostrazione, la richiesta sarà probabilmente rigettata e il ricorrente può essere condannato alle spese.

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