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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 7819/2023 del 22/02/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione della sentenza di appello che aveva confermato la condanna per bancarotta fraudolenta per distrazione (beni in leasing) e bancarotta fraudolenta documentale. Il ricorrente ha articolato tre motivi: (1) carenza di motivazione da parte della Corte d'appello sulla responsabilità per distrazione, con dedotta mancanza di precisazione dei beni distratti (autovetture, contratti di leasing, valori, canoni) e doglianza sull'utilizzabilità di un elemento probatorio (fermo a bordo di autovettura con targa diversa) ritenuto acquisito in violazione dell'art. 10 comma 2 L. 121/1981; (2) vizio di motivazione e apparente applicazione del diritto in relazione all'art. 216 comma 1 n. 2 R.D. 267/1942 (sostegno che beni in leasing, non divenuti di proprietà del fallito, non potrebbero costituire oggetto di bancarotta patrimoniale); richiesta alternativa di rimessione alle Sezioni Unite per presunto contrasto giurisprudenziale; (3) illogicità e genericitа̀ della motivazione sulla fattispecie di bancarotta documentale, con dedotta mancata specificazione della condotta contestata e censura sulla valutazione delle scritture contabili.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto i primi due motivi manifestamente infondati e generici, confermando il principio di diritto secondo cui i beni ottenuti in leasing possono integrare il reato di bancarotta patrimoniale per distrazione se erano nella effettiva disponibilità dell'utilizzatore e ne sia avvenuta l'appropriazione; ha inoltre osservato che il ricorso non ha prospettato travisamento della prova né spiegato la decisività dell'atto contestato (fermo dell'imputato a bordo di veicolo con targa diversa). Il terzo motivo è stato ritenuto inammissibile per difetto di specificità dell'appello (mancata indicazione chiara della condotta contestata: la sentenza di primo grado aveva comunque attribuito l'omessa tenuta della contabilità). Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al pagamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • decreto-legge 28 ottobre 2020, n. 137, art. 23 comma 8 (conv. con modif. dalla legge 18 dicembre 2020, n. 176)

    Richiamato rispetto alla presentazione della requisitoria scritta del Sostituto Procuratore generale; non oggetto di interpretazione di merito nella sentenza.

  • R.D. 16 marzo 1942, n. 267 (legge fallimentare), art. 216 comma 1 n. 2

    Norma richiamata come riferimento al reato di bancarotta patrimoniale per distrazione; la Corte ha confermato che può applicarsi anche a beni consegnati in leasing se questi erano nella effettiva disponibilità dell'utilizzatore e si è verificata appropriativa.

  • legge fallimentare, art. 79

    Richiamata in relazione all'onere economico che grava sulla massa fallimentare per l'inadempimento dell'obbligo di restituzione di beni in leasing; utilizzata per spiegare il pregiudizio subito dalla massa.

  • legge 31 marzo 1968, n. 121, art. 10 comma 2

    Citata dalla difesa in relazione all'utilizzabilità di un elemento probatorio (fermo a bordo di autovettura con diversa targa); la Corte ha ritenuto che la censura non fosse sufficientemente specifica per dimostrarne la decisività.

  • legge 31 marzo 1968, n. 121, art. 7

    Riferita dalla difesa come prescritto per l'acquisizione della fonte originaria; la Corte ha ritenuto la questione non adeguatamente sviluppata nel ricorso.

  • disposizioni di attuazione cod. proc. pen., art. 173 comma 1

    Richiamata per delimitare i limiti entro cui sono enunciati i motivi di ricorso (il ricorso era formulato nei limiti di tale articolo).

  • codice di procedura penale, art. 616

    Applicato per condannare il ricorrente al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3.000 alla Cassa delle ammende, per la manifesta inammissibilità del ricorso.

Massime di principio

  • Beni ottenuti in leasing possono integrare il reato di bancarotta per distrazione quando erano nella effettiva disponibilità dell'utilizzatore al momento della distrazione e si sia verificata appropriazione: non è determinante la mera titolarità formale ma l'effettiva disponibilità di fatto e il pregiudizio alla massa fallimentare.
  • In sede di impugnazione e cassazione i motivi devono essere specifici: il ricorrente deve indicare chiaramente i punti di fatto o di diritto censurati e spiegare perché la valutazione di merito sarebbe travisata; motivi generici o apodittici sono respinti come inammissibili.
  • Per denunciare l'inutilizzabilità di atti o prove è necessario prospettare con precisione il vizio e dimostrare la loro incidenza decisiva sulla decisione impugnata; altrimenti la censura è considerata generica.
  • Se la difesa ritiene esista contrasto giurisprudenziale significativo, deve esplicitare il contrasto e le ragioni per ritenere applicabile un orientamento diverso; in mancanza, la Corte di Cassazione può ritenere irrilevante la pretesa incongruenza.
  • La cassazione non sostituisce il giudizio di merito quando il ricorso non prospetta elementi concreti di travisamento probatorio: le statuizioni di fatto confermate in sede di appello restano salve se le censure sono vaghe.
  • Ricorsi manifestamente inammissibili o generici possono comportare, oltre alla cassazione, la condanna del ricorrente al pagamento di somme a titolo di ammenda e delle spese processuali.

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